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lunedì 28 febbraio 2022

Prima e dopo un fallimento

In un fallimento la parte debole, imprenditori e professionisti
privati che falliscono, non viene tutelata, i loro beni svenduti
a prezzo vile, attaccati anche per via extra-giudiziale.  

Un fallimento ti prende la vita, perché vieni privato della libertà per il resto della tua esistenza. Per uno stesso credito, vieni attaccato infatti tramite il tribunale e anche per via extra-giudiziale. Sei fortunato se sei fallito da vecchio e hai una pensione, quindi puoi contare su questo introito, che non viene intaccato di un quinto. Qualsiasi altro importo in ingresso nel tuo conto corrente ti viene però sequestrato. Perché pagare per il resto della tua vita per un debito creato prima del fallimento? 

In nome della libertà personale sarebbe giusto fissare una cesura: in un fallimento ci dovrebbe essere un prima e un dopo. Tu, tribunale, per tutelare i creditori, ti prendi tutto quello che c'era prima del fallimento; ciò che io produco dopo la data del fallimento, tu lo lasci a me, perché io voglio essere libero di riprendere a vivere e a lavorare, senza i vincoli tarpanti dei burocrati e aiusiliari, che ti stanno col fiato sul collo. 

L'ingerenza nella vita dei falliti da parte dello stuolo di ausiliari dei giudici delegati è insostenibile. Anche se loro non si fanno mai sentire, condizionano la tua vita, vieni privato della tua libertà, non puoi sentire libero di avere la tua vita in mano. Anzi non facendosi mai sentire, essi dimostrano tutto il loro potere. Da considerare che gli ausiliari sono i primi a essere pagati per il loro lavoro con precedenza sui creditori

Ad una legge fallimentare fascista e disumanizzante, concepita nel 1942, si aggiungono le modifiche recenti del governo, che contribuiscono a rendere l'esperienza del fallimento ancora più penalizzante per la parte debole: il fallito. Ti prendono i tuoi immobili, li svendono alle aste al prezzo vile, in virtù della legge Renzi 132/2015, per cui un immobile all'asta del valore stimato di 400mila euro può arrivare anche a essere venduto a 30mila euro nel giro di tre anni, con un accanimento feroce, raggiungendo gli "esperimenti" d'asta il numero di tre all'anno.

Nello stesso tempo vieni attaccato sul piano personale e ti viene pignorato lo stipendio di 1/5 per tutta la tua vita. Se non sei abbastanza anziano da percepire una pensione, devi comunque rifarti una vita professionale, andando a lavorare come dipendente e quindi percepire una mensilità. Da aggiungere che all'atto del pignoramento di conto corrente e Postepay ti prendono tutto quello che trovano, i pochi risparmi che hai messo da parte coi sacrifici nel post fallimento. Anche qui o vai per la via giudiziale o vai per la via extra-giudiziale. Non puoi attaccare da due fuochi per uno stesso credito, tramite il tribunale e in via indipendente.  

Quindi, secondo la legge, immobili svenduti e pagamento di 1/5 dello stipendio per il resto della tua vita. Perché? Gli immobili nei mutui vengono impegnati per il valore per intero. Le banche si dovrebbero prendere gli immobili per il loro valore, scalare il debito e poi vendersi gli immobili per conto proprio. Lo stesso dicasi se i creditori sono più di uno. I creditori si accollano gli immobili e poi se li vendono loro, congedando il debitore e lasciandolo libero di riprendere in mano la sua vita. Invece no, il fallito serve finché ha una goccia di sangue nelle vene, perché l'industria dei fallimenti è generatrice di fiorenti introiti, senza nessun controllo da parte dello Stato, in cui i governanti infieriscono sulla parte debole, usurpando le proprietà e la vita dei falliti. Una forma inaudita di violenza. 




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domenica 20 febbraio 2022

Burocrati ordinari e burocrati di lusso

L'ente camerale vittima della propria
inefficienza. 

Quando vivi un'esperienza di fallimento giudiziale, il tuo tempo si cristallizza; è come se un ragno velenoso ti avesse iniettato un liquido paralizzante. Sei finito nella rete dei burocrati. Ho scoperto quindi che nel regime di polizia dello Stato italiano esistono due tipi di burocrati: i burocrati di lusso (giudici e loro ausiliari, pubblici ministeri, governanti) e i burocrati ordinari (dipendenti pubblici di enti e amministrazioni statali). La caratteristica dei burocrati è elevare ammende, redarguire i sudditi e mantenere le proprie organizzazioni anche con le multe. 

Così è successo che nei giornali locali di ieri è uscita la notizia riguardo a una situazione che si è venuta a creare alla Camera di Commercio dell'Umbria, in cui si è scoperto che un funzionario non ha elevato le multe per infrazione amministrativa alle imprese che non hanno comunicato la sospensione della propria attività, o altre modifiche statutarie, nei tempi previsti dalla legge. Con quest'azione hanno smosso anche la Guardia di Finanza e un pubblico ministero. 

Ma io dico, non potevano fare la multa all'azienda nel momento in cui la stessa ha sottoposto la richiesta di sospensione attività, in quello stesso frangente? Si chiama "efficienza", sempre che vogliamo continuare a elevare multe per mantenere i baracconi dello Stato. Sarebbe ora di cambiare la mentalità dei burocrati a caccia di ladri e dei burocrati da condannare. Ora il burocrate responsabile della Camera di Commercio dell'Umbria sarà sottoposto a indagine! 

I burocrati non si rendono conto di essere ridicoli: c'è stata la pandemia, ci sono state più crisi e loro continuano a vivere nel loro mondo, che non è il nostro, con una metodologia che non prevede la politica della cura ma al contrario consiste nello scovare il suddito che cade in errore, grazie alle inefficienze organizzative e alle leggi da loro stessi create. Vivi nel terrore delle multe. 

Si deve passare quindi per un fallimento giudiziale per capire fino in fondo di cosa siano capaci i burocrati di lusso e i burocrati ordinari, nostri connazionali che non producono ricchezza ma che di quella ricchezza si impossessano, perché abitano nelle stanze dei bottoni. Sovvertire il sistema burocratico sarebbe un punto di svolta per noi italiani, ma siamo troppo succubi e passivi per rinunciare al posto fisso, che ci ha procurato il partito e così andiamo avanti, cullandoci sugli allori di essere il Paese di santi, navigatori e poeti. 

Naturalmente la Camera di Commercio dell'Umbria, fusione recente delle Camere di Commercio di Perugia e Terni, ha mandato via le buste verdi a tutte le aziende per il recupero del mancato introito delle multe, pari ad un minimo stimato totale di 50mila euro, perché i burocrati ordinari e di lusso ti possono perseguitare senza prescrizione, ovvero puoi ricevere una multa anche a distanza di cinque anni. Come fare per non finire nelle reti dei burocrati italiani? Semplice. Non fare impresa in Italia. 

Qui di seguito l'articolo completo. Notare l'uso dei termini "serenità" e "complessità" tipici dei burocrati. Mi sembra una situazione assurda, con spreco di risorse pubbliche, per garantire l'inefficienza della macchina burocratica, che è ferma all'Ottocento, ovvero ai tempi pre-democratici. 







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mercoledì 16 febbraio 2022

Come pesci nella rete

I falliti in Italia sono trattati come i pesci portati in barca

I pesci nella rete, una volta fuori dall'acqua, si dimenano con tutta la loro forza finché hanno un alito di vita. I loro occhi sono vivaci, le squame lucenti, il corpo nerboruto, ma da lì a poco quei pesci moriranno per mancanza di ossigeno. Così è il destino dei falliti giudiziali: ti puoi sbattere quanto vuoi, la tua sorte è segnata e la morte è certa. 

Da circa un anno ho cercato altri falliti tramite internet e i social. Tra gli esecutati non ci sono solo artigiani e commercianti ma anche architetti: ne ho incontrati due. Ognuno racconta la sua storia di ingiustizie subite, ma per cambiare le cose non se ne viene a capo. Perché? Anche i falliti sono divisi, convinti che ogni caso sia a sé. Come può essere ogni fallimento a sé, se la legge fallimentare è unica per tutti? Te lo vogliono far credere i tribunali, per agire il "Dividi et impera". Quindi, per difendere i falliti, serve di farsi sentire tramite la modifica della legge sul fallimento. 

Ovviamente c'è chi ha già pensato a questa strategia per via di scienza, come il prof. Giacomo Di Gennaro dell'Università Federico II di Napoli, l'associazione Favor Debitoris con portavoce Giovanni Pastore, la Caritas e altre associazioni del terzo settore che tentano di apportare delle modifiche di legge dall'esterno tramite deputati e senatori della Repubblica, ma quello che portano a casa è scarso rispetto ai danni che ha potuto invece assestare Renzi, indisturbato all'interno del governo in un colpo solo, nel 2015 e 2016, con le modifiche di legge a spese dei falliti. 

In generale non esiste un movimento nazionale unitario delle associazioni del terzo settore, degli avvocati e dei giuristi, che si rendono conto delle ingiustizie e delle illegalità contenute nella legge sul fallimento. Nella maggior parte dei casi, i falliti soccombono oppure tentano di contattare in politica il benefattore di turno. Nel 2005 mio padre mandò infatti un'antipastiera dalla nostra fabbrica a Silvio Berlusconi, con una lettere accorata di aiuto per la fabbrica. Come risposta ricevette un biglietto di ringraziamento prestampato

La destra, per ragioni partitiche, si fa paladina della proprietà privata, ma non ci sono segnali di interesse per gli imprenditori falliti. La destra non si fa carico della consapevolezza che non esiste una legge fallimentare pensata per i piccoli e medii imprenditori italiani: il metro legislativo è settato sulla grande impresa e quindi succede che una famiglia come la nostra venga perseguitata a vita dentro e fuori i tribunali per uno stesso credito, come se fossimo proprietari di altre aziende o avessimo fondi nei paradisi fiscali. 

Domani mattina devo andare alla posta a ritirare una busta verde... chissà chi mi scrive. Con un fallimento si vive sempre nell'incertezza di trovare una sorpresa nella cassetta della posta. Le buste recano avvertimenti desueti, in cui si citano malati di mente, come se fossimo nell'Ottocento in piena attività degli istituti manicomiali. Nessuno dei burocrati sembra saper ragionare su quanto passa sotto i loro occhi tutti i giorni e così continuano a mandare via obbrobri linguistici e contenutistici, che fanno accapponare la pelle per quanto sono discriminatori e classisti. 


Ingrandimento delle AVVERTENZE anacronistiche scritte sulle buste verdi degli atti giudiziari



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sabato 12 febbraio 2022

Solidarietà a Sigfrido Ranucci

nella rete di mafie, lobby e logge

Lo scorso anno ho scritto alla redazione di REPORT, per sottoporre alla loro attenzione il trattamento crudele riservato in Italia ai falliti. La redazione mi ha risposto di essere interessata all'argomento, poi dopo un primo contatto e uno scambio di email, non ho saputo più niente.

Ora che Sigfrido Ranucci viene attaccato come giornalista, mi sono sentita di scrivergli una email di solidarietà, perché è finito nella nostra stessa rete di mafiosi, lobby e logge, che manovrano le fila dei fallimenti. Trovo che sia un'ingiustizia che si attacchi un giornalista e che la legge non tuteli la stampa, che è rimasta l'unica ancora di salvezza per i più deboli e per poter ancora credere in una democrazia

Ho scritto a Sigfrido Ranucci che noi in quelle reti ci siamo finiti da parecchio e quindi riesco a sentire tutta la sua sofferenza, il suo dolore e anche ciò che significa la mancanza di libertà in un Paese delegittimato appunto da mafie, lobby e logge. Non ci si crede, finché non si passa per i gironi infernali dei fallimenti, dell'anti-mafia e di tutti i canali burocratici, in cui si insinuano mafie, logge e lobby a fare man bassa di case e imprese, buttando sul lastrico persone e famiglie, per fare profitto sulle disgrazie altrui e arricchirsi lautamente. 

Ho scritto a Sigfrido Ranucci di sentire Matteo Renzi, visto che ha finito per distruggere anche noi falliti con la legge 132/2015 sul prezzo vile degli immobili, allo stesso modo ha aperto le porte in Italia ad un presunto mafioso, sbarcato in borsa a New York, ma che, nonostante il successo e i soldi che vanta, ha usufruito del sostegno economico del governo italiano. Per Sigfrido Ranucci il dossier di Report sui monopattini deve essere stato fatale. 

Il fatto è che su per gli scranni del governo devono andare sempre di fretta, sono in altri impegni impegnati, ma in corsa ci si fa ammaliare da chi con le reti ci sa andare e poi nelle maglie di queste reti finiscono i cittadini più deboli o i giornalisti scomodi, perché non si dia a conoscere la verità o ci si impossessi dei loro beni. Matteo Renzi è anche un gran facilone, pensa pure di poter parlare inglese senza averlo studiato. Ha frequentato anche lui giurisprudenza e non capisco cosa porti avvocati e giuristi a sentirsi dei patreterni. Sono solo burocrati di lusso, che dovrebbero stare al servizio del Paese, pagati per essere servi. Servi di chi? 




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giovedì 10 febbraio 2022

Il caso Rana-Comodi-Duchini

È ora di ribellarci a chi si arricchisce sulla pelle
degli imprenditori falliti. Facciamo scoppiare la bomba sociale
dei fallimenti. Smascheriamo
lobby e logge tramite le loro mosse false e difendiamo i giudici onesti.  

Vorrei sottoporre alla pubblica attenzione il caso del giudice delegato del tribunale fallimentare di Perugia, dott. Umberto Rana. Ci sarebbe da aprire un dossier giornalistico, perché l'operato del dott. Rana è stato oggetto di indagine da parte dei tribunale di Firenze. Per me il dott. Umberto Rana è una persona perbene, obiettiva e sensibile, visto che nel 2012 non voleva far fallire la nostra azienda. Un atteggiamento che dimostra anche intelligenza, perché poi si vede come è andata a finire la procedura fallimentare non ancora conclusa: stanno raccogliendo le briciole, distruggendo storia, arte e cultura.  

Secondo me la posizione del giudice Umberto Rana va considerata unitamente a quella della compagna, il magistrato Manuela Comodi, che fu uno dei pubblici ministeri del delitto Kercher (2007), dove è da provare l'intervento massiccio della massoneria italiana, in collegamento con il quartier generale degli Stati Uniti, per riportare a casa la presunta imputata dell'omicidio.  

Sarebbe quindi opportuno verificare se il giudice Rana e il magistrato Manuale Comodi non siano allineati con chi manovra le fila di processi e fallimenti. Una vendetta a distanza di anni dal processo Knox, voluta dagli Stati Uniti? Scrivo questo a ragion veduta, perché il nostro ex-curatore fallimentare è allo stesso modo assoggettato a processo penale, con allontanamento dal tribunale fallimentare sine die: si tratta di un commercialista, forse non benvoluto dal sistema, troppo buono per stare tra gente col pelo sullo stomaco. L'altra ipotesi è che hanno voluto far fuori un curatore legato a Rana, per dimostrare dove può arrivare la potenza di certa gente.  

Il giudice Umberto Rana e il magistrato Manuela Comodi conoscono la verità e dovrebbero parlare, come pure l'ex pm Antonella Duchini, che sembra la terza autorità dello Stato indagata e sulla stessa linea di Rana e Comodi: a chi avete pestato i piedi? Non vi siete piegati alle direttive di chi? Come dice la difesa del giudice Rana, avvocato Francesco Maresca, le accuse nei confronti del suo cliente si possono definire “fumose” dal momento che le ipotesi appaiono come “vaghe e il falso si basa non su fatti ma su valutazioni”, queste le sue parole  




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mercoledì 9 febbraio 2022

Pesci all'amo e polli da spennare

Se non ti indebiti, per il sistema sei un problema

Per la prima volta in vita mia mi sono iscritta al centro per l'impiego. Sono ufficialmente disoccupata. Così mi sono messa in moto per seguire un corso gratuito di specializzazione oppure trovare occasioni per ripartire con un'innovazione d'impresa finanziata dall'Europa. 

Per i disoccupati esistono infatti bandi europei a cui partecipare, con contributi a fondo perduto, ma il fatto è che devi anticipare tu i soldi. Dove ce li ha i soldi una disoccupata? Per l'anticipo devi ricorrere necessariamente a una banca, ma io col fallimento dell'azienda della mia famiglia, non comprerò più niente a rate e non mi farò finanziare neanche l'acquisto di un cellulare. Non sarò più cliente di una banca per il resto della mia vita. Farò quello che posso con quello che ho. 

Quindi ora la mia strategia esistenziale è la seguente: continuare a vivere sotto il limite di povertà, senza un conto corrente bancario e senza Postepay, così da non essere più soggetta a pignoramenti da parte dei cartolarizzanti, che hanno ricomprato il credito dall'Unicredit e che ti attaccano fuori dal tribunale fallimentare. La banca per lo stesso debito ha messo in esecuzione immobiliare la fabbrica nel 2008, ora svenduta neanche a 118mila euro e svalutata per più dell'80% proprio in questi mesi. Sono passati 14 anni dall'esecuzione immobiliare per finire col raccogliere le briciole e uccidere una gallina dalle uova d'oro, la Cama, che dal 1960 ha portato alla ex Cassa di Risparmio di Perugia profumati interessi passivi. 



Cara banca e care banche, voi non avrete più il vostro bel pollo da spennare. Vedo che non ti è andata bene, cara Unicredit, passare tramite le aste giudiziarie. Dei 118mila euro scorpora un po' un 25-30% per gli ausiliari del giudice, che alla fine dell'anno, con tutti i fallimenti, tirano fuori una bella pagnotta da portare a casa e tu rimani con un pugno di mosche in mano. Intanto io dal tuo avatar dei cartolarizzanti non mi faccio prendere e quindi sarai d'accordo con me che con la Cama hai toppato alla grande. Facendomi pignorare conto corrente e Postepay per meno di 5 euro a fine 2020, hai scatenato il diavolo che è in me. 

Quindi il pesce questa volta non abbocca all'amo. Andrò avanti fino alla pensione di anzianità col freno a mano tirato, fuori dai radar, tanto lo Stato può contare su altre risorse. D'altra parte mancano meno di 10 anni alla pensione di vecchiaia e il tempo passa velocemente. Fine di una storia triste.  

                                           THE END 




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sabato 5 febbraio 2022

L'abito buono


Alla sinistra deve piacere molto la legge sul fallimento, perché essa risale al fascismo, in quanto emanata nel 1942. Dalla sinistra non arriva infatti nessun segnale di interesse per gli imprenditori falliti. Anzi, forse si compiacciono dei fallimenti, perché la sinistra è contro la proprietà privata, contro il "padrone" di ottocentesca memoria. Infatti ogni emendamento alla legge originaria da parte della sinistra non fa altro che portare altri danni ai debitori, senza la possibilità di riparare alle vistose ingiustizie nei confronti dei falliti e porre termine alle nefaste conseguenze dei fallimenti nelle aste giudiziarie. 

Uno degli emendamenti più deleteri per i debitori è stato quello della legge Renzi 132/2015, che ha degradato il valore degli immobili al prezzo vile, ovvero a svalutazioni fino all'80%, come è successo per il laboratorio della nostra fabbrica a Deruta, stimato dal tribunale più di 700mila euro e aggiudicato all'asta a poco meno di 118mila euro a un ex-concorrente sfacciato di Deruta. 

D'altra parte il fascismo ha radici di sinistra: il controllo e l'oppressione si possono esercitare ancor oggi in tanti modi, mascherati da valori pretestuosi, che nascondono sempre un interesse economico del singolo cittadino cliente dei partiti (quindi si difendono le banche, perché ci sono i soldi degli italiani clienti dei partiti), come pure le tasche del burocrate di lusso di turno: giudici, curatori, custodi e tutto lo stuolo di ausiliari dei tribunali fallimentari, che per convenienza votano partiti di sinistra. Essere ricchi e di sinistra fa pure chic. Anzi, quando la sinistra si esprime per idealismi (che non costano nulla al singolo ma alla collettività), essa apre la strada a chi di frode se ne intende e quindi guadagna sulle disgrazie altrui. È la volta delle mafie e della massoneria, che ad alti livelli diventano complici

Non si può essere tuttavia di destra per combattere la sinistra, anche perché il fascismo della sinistra non viene riconosciuto; anzi si affibbia alla destra ciò che è scaturito dalla sinistra. Essere obiettivi e mettersi una mano sulla coscienza, usare la scienza anziché il metro di parte dei partiti di sinistra sarebbe una soluzione vincente per rendersi conto della situazione dei falliti, i caduti in battaglia della crisi del terzo millennio. Gli interessi economici tuttavia sovrastano ogni possibilità di negoziazione col governo, perché chi sta al comando va dove ci sono i soldi e non certo da impreditori finiti sotto un ponte. Di conseguenza si preferisce alimentare il fiorente business dei fallimenti per ingozzare amici "professionisti" e far lavorare i dipendenti dello Stato. 




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