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mercoledì 30 giugno 2021

Azienda certificata etica


In Italia esiste un corrispondente diabolico delle agenzie funebri private, che garantiscono una degna sepoltura dei dipartiti. Si chiamano IVG, istituti di vendite giudiziarie, che gratuitamente promettono la morte civile a te e alla tua famiglia fallita, svendendo i tuoi beni mobili e immobili a fronte in alcuni casi di una certificazione etica (centrato in pieno l'ossimoro). Ogni nuova crisi è un'opportunità di guadagno della fiorente industria italiana dei fallimenti, in cui si trovano “Immobili che vanno all'asta al 5% del valore iniziale stimato, debitori che rimangono indebitati, creditori non saldati e giudici con la bustarella in tasca...ah dimenticavo e IVG che sono logicamente delle SPA...” Sono le parole di una lettrice. È così che ho scoperto che alcune IVG sono SPA! 

Sono circa 165 le sedi di vendite giudiziarie in Italia, così denominate sul sito del ministero della Giustizia: "Gli istituti di vendite giudiziarie (IVG) sono soggetti privati che, con provvedimento ministeriale, sono autorizzati in via generale alla vendita all'incanto dei beni mobili a norma dell'articolo 534 cpc e all'amministrazione giudiziaria dei beni immobili a norma dell'articolo 592 cpc. Detti istituti sono legati a 28 Corti d'Appello provinciali. Ci sarebbe da fare uno studio sull'incremento degli IVG dagli anni Novanta e su come funzioni la loro rete di vendita. Esiste anche un'Associazione Nazionale Istituti Vendite Giudiziarie e IVG Italiani Riuniti S.r.l.! 

Un'altra fiorente industria della morte delle aziende italiane finite in disgrazia, non a causa della crisi, ma per i mutui contratti in prossimità delle crisi stesse, nonché dei rifinanziamenti fondiari forieri di sovraindebitamento, sono i cartolarizzatori dei crediti delle banche. Anche questi istituti sono SPA. Quella con cui abbiamo a che fare noi della CAMA DERUTA si chiama DoValue SPA (già DoBank SPA) e come presidente ha un diplomatico italiano. Cosa può contenere il forziere della DoValue SPA per metterci a capo un rispettabile funzionario dello Stato? Per il recupero del credito e il pignoramento di conti correnti e Postepay si servono della Fino 2 Securisation s.r.l. con socio unico. 

Domanda: Qual è il giro d'affari dell'industria dei fallimenti? Qual è il costo che sostiene lo Stato per garantire il mercimonio di tale industria? Come mai nessuno indaga sullo scandalo dei fallimenti in tempo di crisi? Paura della massoneria deviata? Terrore della 'ndrangheta della finanza? Sottomissione alla giustizia, perché c'è di mezzo il penale oppure perché, come ha detto un sostituto procuratore della Repubblica a un imprenditore fallito: «non faccia il martire, contro il sistema non la si spunta…»? Chi è questo SISTEMA del tutto italiano e perché dovrei sottostare ad un qualsiasi sistema, se è anche la mia famiglia a fornire loro la materia prima per fare profitto?  

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martedì 29 giugno 2021

I flagellati del sistema

Giandomenico Tiepolo, la flagellazione (1771-1772)
Museo del Prado, Madrid

Ho scoperto l'esistenza di un'associazione fondata nel 2012, che aiuta gli imprenditori a scampare il fallimento. Si chiama "San Giuseppe Imprenditore", è di orientamento cattolico e il presidente è un ex imprenditore, che ha un'esperienza di fallimento. Mette a disposizione un numero arancione gratuito nelle provincie di Torino, Milano, Monza e Brianza, Brescia, Como, Lecco, Verona, Roma, Napoli, Bari e Ragusa. Ho letto in particolare la testimonianza di un imprenditore dal titolo "Non di fallimento ma di solitudine muore l'imprenditore". 

Ecco tra le parole più significative riguardo all'esperienza che si trova a vivere l'imprenditore fallito: «[...] Non si può mandare all’aria un’azienda solo perché il club degli amici (inseriti nei posti giusti) ha messo gli occhi sul tuo patrimonio immobiliare. Non puoi sentirti dire da un sostituto procuratore della Repubblica: “Lei ha 3 figli piccoli, non faccia il martire, contro il sistema non la si spunta…”. Faccio partire le ultime disperate richieste di aiuto, mi rivolgo ai parlamentari locali impegnati a Roma, al Vaticano, a varie associazioni. Lo zero assoluto. La solitudine è una sensazione difficile da spiegare, è un tracollo esistenziale che ti porta in mezzo a una strada, in tutti i sensi.»

Non sembra che molto sia cambiato da quando è nata al tempo dei romani la "bonorum cessio culo nudo super lapidem" (tr. cessione dei beni, a natiche denudate, sopra una pietra), ovvero la pietra dello scandalo di rinascimentale memoria, in cui i commercianti e i banchieri di Firenze mettevano alla gogna il fallito, come deterrente per la cittadinanza, denigrando il malcapitato per il divertimento degli astanti, specie durante le ricorrenze importanti della città. Esiste in effetti una coerenza tra la storia romana, che passa per il Rinascimento italiano e poi approda al 1942 sotto il Fascio littorio con il regio decreto del 1942 sui fallimenti: uno sfregio fine a se stesso. 

Ho appena visto in tv che in Italia un'azienda su cinque è in difficoltà e passibile di fallimento. I connazionali italiani taccagni e approfittatori, che fanno razzia alle aste, si sfregheranno le mani a questa notizia. Staranno già festeggiando anche i dipendenti della fiorente industria italiana del fallimento, dove professionisti senza scrupoli si arricchiscono sulle disgrazie altrui, insieme alle loro filiere. Una maestra amica mia mi scrive su facebook che "tanto nessuno ascolta ed è così da sempre", ma invece sarà ora di cambiare in fatto di fallimenti e di passare una volta per tutte dalla monarchia alla repubblica. Che ne pensate? Vivete anche voi un'esperienza di sudditanza? Ce la potremmo fare ad evolverci? 

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lunedì 28 giugno 2021

Roberto Ferracci e gli altri disgraziati falliti

Gianni Berengo Gardin, Parma, Istituto psichiatrico, la camicia di forza, 1968
- © Gianni Berengo Gardin - Contrasto

Non si è saputo più niente di Roberto Ferracci, il povero disgraziato in preda alla disperazione, figlio di un albergatore di Spello (PG), che nel mese di settembre del 2017 accoltellò una giudice delegata della sezione fallimentare del tribunale di Perugia. Andò in soccorso della collega un altro giudice, che fu ferito lievemente. Nessuno dei due ebbe punti di sutura. Subito dal tribunale di Firenze si mossero a fare il processo penale al Ferracci, allo scopo di dare "una punizione esemplare" ad un povero cristo, al quale era stato rigettato il ricorso contro l'Unicredit: la banca non si tocca. 

Così Roberto Ferracci ora sconta 12 anni al carcere di Capanne (PG). Deve stare anche contento, perché ne avevano chiesti 15. In più gli è stato riconosciuto il danno di parte civile, così deve spenderci pure sopra i soldi che non ha. Ora mi chiedo, chissà quale contenzione faranno in carcere al Ferracci, perché guarda caso anche la medicina si inginocchia alla giustizia e questa non me la posso riporre: un uomo denigrato, spogliato dei suoi beni e anche distrutto nella sua salute mentale. Sembra di vivere sotto dittatura, dove i dissidenti passano per matti. Nella stampa c'è scritto che Ferracci era una persona disturbata ma mite, quindi al tribunale si sono pure accaniti contro una persona già fragile? Io sfiderei i giudici a vivere l'esperienza del fallimento da questa parte e mantenere i nervi saldi. 

Non ci sono invece cenni a quello che avrebbe combinato l'Unicredit per far fallire l'albergo di Spello di Roberto Ferracci. Guarda caso è la stessa banca, che ha concesso il mutuo ipotecario anche a noi della CAMA DERUTA per l'ampliamento del laboratorio nel 1999 a ridosso delle crisi incombenti e di cui nessuno ci ha allarmato. Mi dicono amici che lavorano in banca, che anche nel concedere i mutui serve una certa coscienza e professionalità. Non si possono dare i mutui con leggerezza, perché puoi rovinare le persone. 

Quindi ora Roberto Ferracci ha già scontato quasi 4 anni di carcere. Ce ne sono ancora 8, se tutto va bene. Una cosa che non avrei fatto è di scusarmi per il gesto o insistere sui problemi mentali. Questi sono i giochini degli avvocati. Io sarei andata fino in fondo, matta per matta, ovvero avrei insistito sulla mia verità e sul fatto che da combattere c'è una banca e non le persone che sono finite vittime della crisi, proprio per il danno prodotto dalla banca. Con chi abbiamo a che fare su per questi tribunali? Ma questa è giustizia? 

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domenica 27 giugno 2021

Una scatola vuota


Nel 1971 la CAMA a Deruta (PG) ha ricominciato da zero. Era una scatola vuota. Il nonno Nazzareno Niccacci non si è reso conto di essere stato buggerato dal suo ultimo ex-socio, nonché parente acquisito: questi si era portato via tutte le maestranze, il caporeparto, la centralina del gas, la clientela e anche il pozzo dell'acqua. Il mio nonno lo ha pure liquidato con una somma in denaro. Era il nonno che doveva chiedere di uscire lui dall'azienda! Come è possibile non rendersi conto di essere dalla parte perdente? Soprattutto come si fa a rimanere nello stesso laboratorio diviso a metà da un fondello? Ho trovato queste ed altre informazioni negli atti originali del tempo. Tutto ciò con l'illusione di aver mantenuto il nome CAMA, stimato monetariamente oltre misura; forse in questo nome il sogno d'impresa del nonno, che nutriva da quasi vent'anni. 

Il nonno Nazzareno Niccacci (1909-1988) era stato presidente della Cooperativa Artigiana Maioliche Artistiche dal 1954. La cooperativa si era poi sciolta nel 1960 e nel gennaio dello stesso anno i quattro soci rimasti si erano costituiti in una società di fatto col nome Maioliche Artistiche "CAMA". Durante un decennio di nuovo escono i soci uno ad uno fino all'epilogo del 1971. Qui entrano in gioco i miei genitori, che erano stati dipendenti della CAMA dal 1958...la nostra vita familiare sarebbe stata sconvolta per sempre. Io avrei rinunciato ad andare a studiare danza a Roma o a Milano; ero stata scelta dall'allora direttore del teatro Morlacchi di Perugia, che girava per le scuole di danza del territorio. 

Avevo otto anni: "Roberta, ci vuoi andare a Roma o a Milano a studiare danza?", "No, perché si spende troppo", fu la mia risposta e non se ne parlò più. Andavo col carrello della spesa al negozio di alimentari vicino a casa, ci caricavo il mio fratellino, che allungava una mano per prendere qualcosa: "No, non lo possiamo comprare, perché il babbo deve pagare il nonno", era la mia risposta che i commessi riferivano alla nostra mamma. Da lì a poco infatti, nel 1974, ci sarebbe stata la summa delle nostre sciagure: il mio babbo avrebbe ricomprato ad un prezzo altissimo la fabbrica dal nonno, avrebbe ripagato il suo lavoro e il lavoro di tre anni della mia mamma e delle maestranze, con un mutuo all'attivo da pagare per ampliare l'azienda rimasta a metà. Perché??? Esci tu, babbo, andiamo via! 

È grazie a tanti sacrifici dei miei genitori, alla loro maestria nel lavoro artistico, che poi alla CAMA siamo arrivati ad avere successo nei mercati internazionali, corroborati dall'intuito del babbo sull'internazionalizzazione della fabbrica, ma l'impegno economico del 1974 ci ha tenuto schiavi delle banche, a cui si ricorreva per andare avanti. Con noi le banche si sono arricchite. Con il fallimento si aggiunge un altro macigno ad una storia aziendale dolorosa, che sto ricostruendo ora tramite i documenti. Rendo edotti delle scoperte i miei genitori, elaborando un lutto lungo mezzo secolo: qui c'è tutta la nostra vita passata insieme. Ora che ci ritroviamo senza niente, senza dover lavorare da lunedì a lunedì, da operai dentro la nostra fabbrica, per la prima volta nella vita possiamo fermarci e ragionare sui tanti errori fatti, che il mio babbo riconosce come generati dal senso di colpa. 

Nel mese di luglio la terza puntata della rubrica sulla CAMA dedicata agli anni Settanta, a cura del Centro Cagianelli per il '900 di Pisa.


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Prevaricazioni da fallimento


Sto leggendo il libro di Salvatore Settis, Il futuro del classico, pubblicato nel 2004, un testo molto interessante per chi si trovi in rovina, a raccogliere le ceneri di quella che era la propria azienda, devastata in tempo di crisi dalle aste giudiziarie, in sfregio del suo patrimonio artistico. Il mondo classico viene così in soccorso, per spiegare che il concetto di rovine e di eterno ciclo di rinascita è solo attinente all'Europa. Non esiste un altro continente al mondo che si prenda cura delle rovine come noi, che attingiamo alle nostre radici greche e latine. Forse qui risiede la nostra resilienza e il nostro fascino. 

Quindi il concetto di rovine e rinascita si inserisce nel dibattito sul ruolo del latino e del greco nella civiltà contemporanea dei consumi e del consumismo, della velocità e del revisionismo di arte e letteratura. Per quanto i tempi siano cambiati, nelle pagine delle lingue morte si trovano insegnamenti utili ai nostri giorni, ma bisogna saperli rendere attuali in funzione appunto di una rinascita. Leggere le opere in originale è determinante, perché ti permette di non ricorrere a traduzioni di terzi e di gustare la bellezza di greco e latino, i cui termini sono spesso quasi intraducibili per quanto sono sintetici.

leggi l'articolo. Clicca sull'immagine

Tuttavia in ciò esiste anche un limite: la frequentazione di greco e latino va infatti accompagnata dall'arte di fare le cose nel giusto modo, con etica e amorevolezza, perché altrimenti si finisce con l'usare la forza generata dal mondo classico come fecero i nazisti, tramite l'utilizzo di simboli appartenuti al mondo greco e latino o concetti che sono usati in modo utilitaristico per soggiogare gli altri. È forse questo il motivo per cui greco e latino negli Stati Uniti vengono ora considerati "razzisti"? È stato quindi preso in considerazione l'ostacolo che determinano greco e latino all'avanzamento sociale per ciò che essi rappresentano? 

Se può essere di conforto agli oppositori americani di greco e latino, sappiano gli stessi che in Italia il liceo classico è ancora la scuola elitaria per eccellenza e da qui escono i governanti, i giuristi e il burocrati di lusso con cui mi trovo a vivere l'esperienza del fallimento. Qualcosa che non quadra nell'utilizzo di greco e latino ai fini della crescita e del progresso sociale mi sembra che sia evidente. Non si può usare una scuola per il proprio pedigree, per fermare il tempo e per non prendersi cura degli altri. Nel fallimento si è infatti catapultati al tempo del fascio littorio, in una sorta di regime militare e non c'è bisogno di avere la pelle nera per essere soggiogati. 


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sabato 26 giugno 2021

La multa



Era una vita che non prendevo una multa e l'ho presa tanto bene per andare a ritirare il certificato di non iscrizione a ruolo presso il Tribunale di Spoleto il 4 maggio scorso. Non è stato facile per me uscire da Spoleto; mi sono ritrovata sulla Flaminia e qui ho preso la multa. Stavo perfino andando verso Terni e quindi ho fatto anche inversione di marcia...ho tirato giù quattro imprecazioni e così non devo essermi accorta dell'autovelox. Per andare in centro, perché questi diavoli di tribunali li mettono pure scomodi, dato che il prestigio oblige, ero stata brava anche a trovare parcheggio sulle strisce bianche nei pressi di una scala mobile, risparmiando qualche euro. Lo sapevo che stava andando tutto troppo liscio. Due giorni fa è arrivata la multa!  

Quando sei in ristrettezze economiche, anche una multa per te può fare la differenza, pertanto uso sempre molta accortezza nello stare sotto il limite di velocità e cerco di trattenere il mio piacere di guidare l'automobile. Poi prendere le multe non fa proprio piacere. Ti arrivano gli avvisi nelle stesse buste verdi del tribunale. Non se ne esce, è un incubo. Non c'è niente da fare; quando sei sulla cattiva strada, ti succedono di tutti i colori e col fallimento non si torna a galla neanche coi salti mortali, ma invece si va sempre più giù nella melma come nelle sabbie mobili. 

Così tra tutto, il certificato di non iscrizione a ruolo mi è costato un centinaio d'euro. C'erano ovviamente le marche da bollo. Per fortuna che l'avvocatessa dell'Adusbef mi ha mandato via il certificato alla mia banca tramite la sua PEC senza chiedermi nulla. Lo fa per volontariato. E pensare che secondo la legge, questo certificato l'avrebbe dovuto inviare alla mia banca l'avvocato di parte dei cartolarizzatori, legale che tra l'altro avevo avvertito tramite PEC del fatto che sono una poveraccia e che quindi né nella Postepay né nel conto corrente avrebbero trovato i milioni di euro, di cui erano in cerca. L'avvocato non si è degnato neanche di rispondere. Beh, è gente di altri pianeti. 

Quindi ora il mio conto corrente è di nuovo libero dal pignoramento, ma sto pensando di chiuderlo definitivamente per uscire dai radar dei cartolarizzatori, che con tutta probabilità mi perseguiteranno per il resto della mia vita, in quanto fidejussore del mutuo contratto dalla CAMA nel 1999 con la Cassa di Risparmio di Perugia, oggi Unicredit, di cui dicono era rimasto un residuo da pagare, tuttavia cresciuto a dismisura. Infatti nel conto corrente mi sono ritrovata un debito da pagare, che non potrei affrontare neanche se vivessi dieci vite. Invece la Postepay l'avevano pignorata per un paio di migliaia di euro e si era sbloccata automaticamente. 

Ora comunque la Postepay non esiste più: i libri li vado a comprare in libreria. Altre spese online non ne faccio e quindi il problema è risolto. Rimane la decisione riguardo al conto corrente, perché ci pago il cellulare e mi dispiacerebbe dover pagare la multa per recesso anticipato del contratto di telefonia. Poi è un conto corrente online, per il quale non pago niente di spese di mantenimento. Però un altro viaggio a Spoleto proprio no. Quindi mi devo fare due conti e forse affrontare la penale per il recesso dal contratto, anche se leggo che secondo la legge Bersani del 2007, non dovrei pagare niente. 

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Palla di neve


VI RACCONTO UN PO' DI ME NEL GIORNO DEL MIO COMPLEANNO
Sono appassionata di film gialli, di thriller e della serie CSI. Eppure non sono attratta allo stesso modo dai libri gialli. Delle storie da risolvere mi piace la trasposizione televisiva. Poi faccio tesoro degli insegnamenti, specie di CSI, che applico nella vita di tutti i giorni. Infatti qualche anno fa mi sfasciarono tutta la fiancata della macchina, facendo retromarcia, per poi scappare via senza lasciare un biglietto. Allora intorno alla mia macchina ho messo su la scena del crimine: non ho spostato l'auto, ho fatto le foto, raccolto i pezzettini del fanalino dell'auto, che mi aveva prodotto il danno; ho fatto un'indagine tra gli avventori del bar vicino, se avessero sentito un fragore da urto. 

Era una domenica subito dopo pranzo e quindi ho pensato che a generare il danno alla mia auto fosse stato un habitué del bar. Intanto in casa ho messo insieme i residui di plastica del fanalino e mi sono documentata di che macchina fosse. Per me era una Panda. Ho sentito un carrozziere e me lo ha confermato. Quindi dovevo andare in cerca di una Panda con il fanalino di sinistra danneggiato. C'era la partita e così sono andata al campo sportivo a controllare le auto. Della macchina nessuna traccia. 

Intanto avevo un appuntamento per andare alla presentazione di un libro, non lontano da dove abitavo. Sarei tornata prima di cena e avrei controllato di nuovo in piazza, se l'avventore fosse tornato al bar: la Panda era parcheggiata lì! Non sapeva di avere una detective alle calcagna. Sono quindi corsa a prendere il pezzo di fanalino ricostruito e combaciava perfettamente con il foro. Queste Panda sono indistruttibili! Non si era fatta quasi niente, mentre la fiancata della mia 500 era acciaccata come una lattina di Coca-Cola. Così ho suonato ad una palazzina di fronte per sapere di chi fosse la Panda: su loro indicazione sono entrata nel bar, chiamato fuori gentilmente il proprietario della Panda e alla fine, grazie alle prove, il responsabile del danno ha firmato...il CID!  

Come suggerisce il tenente Colombo, quando una palla di neve ha preso il via, devi dargli una spinta. Nelle indagini si deve andare fino in fondo, senza mollare, seguire un metodo scientifico e attendere il colpevole, che si svelerà ai tuoi occhi come nella risoluzione di un problema di matematica. Intuito e calma vanno sostenuti e incoraggiati, dando loro una spinta. Elementare, Watson! 


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venerdì 25 giugno 2021

Spiccioli popaholic

 


Dal 20 maggio scorso è cambiato ufficialmente il curatore fallimentare della nostra fabbrica. Ci è arrivata una comunicazione dalla cancelleria del tribunale di Perugia. Per dircelo, hanno scritto più di quattro pagine e smosso tre giudici. Siamo cresciuti di grado, questa volta il curatore fallimentare è un commercialista che insegna all'università. Desidero chiamare il nuovo curatore per dargli il benvenuto e sentire quanto hanno raccimolato, in più di nove anni dal fallimento della nostra azienda, dallo sventramento del laboratorio artigiano, dove sono partiti per pochi spicci strumenti da lavoro, campionario e semilavorati di scorta. Magari un consuntivo degli incassi delle aste glielo avranno pure consegnato. Fino all'anno scorso la fabbrica era in svendita nelle aste giudiziarie a meno di 1/4 del suo valore iniziale d'asta. Qualcosina con quest'operazione di svendita dovrebbero tirare su. Poi ci sarà la prima casa dei miei genitori, che però ancora non riescono a dare via, perché chi compra non fa un affare: il prezzo è ancora altino. 

Ora la memoria va ai ricordi di un tempo. Quando ero piccolina, la mia nonna mi ha insegnato a uccidere gli animali da cortile, ovvero polli e conigli, per la nostra tavola. L'operazione di tirare fuori le interiora degli animali si chiamava in gergo "sparare". "Adesso spara il pollo" era l'ordine di via. Si tagliava l'animale dal basso fino a metà ventre, così da metterci dentro la mano e tirare fuori intestino, fegato, cuore e polmoni. Questo significava "sparare" il pollo. Chissà quindi quanto hanno raccimolato alla sezione fallimentare del tribunale dallo sparare la fabbrica? Dall'altro lato, quanto è costata quest'operazione di razzia della CAMA DERUTA allo Stato italiano, per pagare chi gestisce la distruzione di beni e persone? Il fallimento ha ragione d'esistere, se la sua amministrazione costa più di ciò che si ottiene in cambio dal punto di vista pecuniario? Ovvero se costa più il brodo del bollito? 

Un paragone culinario ci sta sempre bene. Viene usato anche da una dermatologa americana, che manda su Youtube i video delle sue operazioni di estrazione di cisti e lipomi. Paragona alternativamente le cisti a uova sode, spaghetti, carne macinata e via dicendo. I suoi follower sono i popaholics, quelli ai quali piace vedere spremere cisti, brufoli e punti neri. Chissà se il gusto di veder schiantare aziende e persone sarà lo stesso anche per giudici, curatori, commercialisti, avvocati e professionisti, che ruotano intorno all'industria del fallimento? I popaholics della giustizia in tempo di crisi: assistono al processo di annientamento di ciò che hanno reputato da condannare e quindi da spurgare. 


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CUI PRODEST?

William Wetmore Story (Scultore statunitense, 1819-1895) Medea, 1865 

L'avvocato Mauro Bertoldi del foro di Perugia aveva ragione nel dire che tramite le curatele dei fallimenti si fanno i soldi con la motopala. Venne intercettato nel 2019, come risulta anche dalla stampa, queste erano le sue parole e ora è stato rimandato a giudizio nel mese di ottobre 2021. Viene processato per aver detto la verità. A questo punto la giustizia della sezione fallimentare è un mondo al contrario. Sarebbe necessario comprendere a chi giovino i fallimenti: quanto guadagnano i professionisti che girano intorno al mondo dei fallimenti? Chi sono gli avvocati, i commercialisti, i periti e i burocrati dello Stato che vivono sulle disgrazie altrui? Quale ricchezza producono questi professionisti? Qual è invece il ritorno economico per la collettività derivante dall'industria dei fallimenti? 

La frase completa di investigazione anche in questo caso, per attingere al mondo classico, sarebbe la frase sibillina di Medea: "cui prodest scelus, is fecit", ovvero colui al quale il crimine porta vantaggi, egli l'ha compiuto. Per certo l'esperienza del fallimento è molto dolorosa per chi la vive da questa parte: una tortura lenta come quella del rospo nell'acqua sempre più calda, una strada senza uscita dimenticandoti di tornare in vita con la tua azienda e soprattutto una distruzione di persone e di famiglie per anni e anni, in cui la tua vita finisce nelle mani dei burocrati. In questo tempo sospeso, vivi nell'incertezza, non sai quel che ti può succedere, ma per certo in fondo al tunnel c'è la tua morte civile. Cui prodest? 

Mi auguro che la vicenda dell'avvocato Mauro Bertoldi susciti l'interesse dei giornalisti per aprire un'inchiesta al fine di approfondire la realtà dei fallimenti in Italia, in cui si possono ricostruire più filiere, partendo dalle aste giudiziarie per arrivare alle banche e ai loro cartolarizzatori. Nella morsa dei fallimenti ci sono piccole aziende artigiane come la nostra, leader nella majolica artistica, esportatrice per più del 95%, senza nessun privilegio derivante dall'iscrizione all'albo artigiani. Aziende senza tutela e abbandonate a se stesse in tempo di crisi del nuovo millennio, crisi iniziate a partire dal cambio lira-euro, per passare alle Due Torri e per arrivare al colpo di grazia del 2008. 

Tuttavia il fallimento della nostra azienda, la CAMA DERUTA, non sarebbe avvenuto se la banca, dalla quale ci servivamo dal 1960, come risulta in Gazzetta Ufficiale, ci avesse rifiutato la concessione del mutuo ipotecario nel marzo 1999, mettendoci in guardia sulle crisi incombenti, verso le quali le banche si erano protette tramite una legge dello stesso anno sulle cartolarizzazioni. Un mese dopo l'erogazione del mutuo, ovvero nell'aprile 1999, grazie alla LEGGE 30 aprile 1999, n. 130 le banche erano nella loro scialuppa di salvataggio per il super yacht e noi quattro della famiglia saremmo finiti in alto mare come i migranti. 


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giovedì 24 giugno 2021

Oltre il danno la beffa


Le banche italiane con la LEGGE 30 aprile 1999, n. 130 trovano la loro scappatoia alle crisi incombenti, da loro stesse generate a livello planetario e di cui erano consapevoli; pertanto il loro continuare ad erogare mutui ipotecari era un modo per fare fatturato indisturbate e anzi con la certezza dei vantaggi che le cartolarizzazioni avrebbero loro offerto. A farne le spese sarebbero stati i loro ignari clienti, magari piccole fabbriche artigiane, che si erano servite della stessa banca da più di mezzo secolo, portando alle loro casse ingenti quantitativi di interessi passivi, tutta moneta pregiata della propria attività di esportatori abituali. 

Così ora per effetto delle cartolarizzazioni, noi due fratelli, ex-soci della CAMA DERUTA, siamo chiamati in causa nel fallimento come fidejussori e a distanza di più di vent'anni dall'erogazione del mutuo nel marzo 1999, non essendoci una prescrizione dei crediti nonché delle plusvalenze reclamate dalla banca, ci troviamo ad essere perseguitati dalle "bande" alle quali le banche hanno venduto il credito. Saremmo convocati dal giudice a settembre, ma per parlare di cosa? Si può fare come negli Stati Uniti, dove si conferisce direttamente col giudice senza l'intermediazione di un avvocato? 

Poi cosa ci dice il giudice, se non confermare che la "banda" sia autorizzata per legge a perseguitare noi, che eravamo soci e ai quali tocca una sorte peggiore dei nostri genitori, perché abbiamo perso tutto anche noi come loro e in più siamo attaccati su due fronti dal tribunale e dai cartolarizzatori? Perché non veniamo trattati come i falliti? No, le "bande" dei cartolarizzatori hanno il diritto di non essere fermate e di insinuarsi sulla tua pelle come le zecche vita natural durante, per succhiarti fino all'ultima goccia di sangue. Non era sufficiente il fallimento, la perdita della prima casa dei genitori, del laboratorio, di tutti gli strumenti da lavoro e delle ceramiche in esso contenuti, che le aste giudiziarie prendono da noi per regalare ad altri? Siamo sul lastrico e i cartolarizzatori insistono su noi figli con un accanimento feroce, senza precedenti nella storia del nostro rapporto con la banca, dicasi Unicredit. 


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Blog fondato nel 2009 per documentare il viaggio di rinascita della CAMA, azienda artigiana storica di Deruta (PG). Con gli esiti del fallimento che dura da 10 anni e l'unico sostegno di arte e cultura. Dal mese di gennaio 2021 il blog parla italiano.
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Leggende metropolitane


Mi accade di confrontarmi con amici e amiche, che del fallimento, fortuna loro, non ne conoscono gli esiti. Così ho potuto constatare che nei miei interlocutori esistono delle credenze ricorrenti. Ad esempio riguardo alla tua abitazione, quando va all'asta. Mi dicono di sapere che "se anche la casa era stata venduta, le persone avevano diritto a viverci". IMPOSSIBILE, risponderebbe la pubblicità dei Tampax. Se la tua casa, anche la prima casa, viene venduta all'asta, hai tempo tre/sei mesi per sloggiare. Non reggono disabili, anziani, svantaggiati di sorta. Devi uscire dalla tua casa, solitamente svenduta per la metà del suo valore o anche di meno. 

Poi sempre riguardo alla tua casa all'asta, se ti opponi alla visita di qualcuno che viene a vederla, scatta immediatamente la disposizione del giudice di allontanamento forzato dalla casa. Inoltre c'è da considerare che noi nella nostra casa siamo classificati "terzi senza titolo".  È roba dell'altro mondo, non a caso la sezione fallimentare di un tribunale è un girone infernale. Un avvocato, che lavora appunto per la sezione fallimentare, ci ha detto di stare contenti, perché in questi anni, vista la crisi, non hanno venduto la casa negli anni scorsi. Mi è sembrata una consolazione alquanto cinica da parte sua. Noi chissà perché siamo falliti, per crisi. 

L'altra storia metropolitana che sento è che "chi fallisce fa la bella vita e gira con i macchinoni". IMPOSSIBILE. Allora mi dicessero nomi e cognomi di questi brillanti falliti. Infatti, se dici che sei fallito onestamente, passi pure per deficiente o per incapace, perché in Italia ci si aspetta, sempre e ovunque, che si agisca per astuzia. L'altra cosa è che anche i parenti sono convinti che noi si sia falliti coi soldi, perché secondo una di loro, noi non dovremmo neanche ricorrere ad un avvocato: in questo caso "vorrebbe dire che i soldi ce li abbiamo". Infatti in questi anni un avvocato non ce lo siamo potuti permettere e neanche ora lo potremmo assumere, anche volendo, perché indovina, indovina, nell'ISEE dei miei genitori ci rientra la casa all'asta, che fa reddito e quindi non si potrebbe accedere neanche al gratuito patrocinio. E poi un avvocato per fare cosa? Il nostro destino è segnato ed è dei più atroci. 

Non siamo in un libro di Kafka, ma questa è una storia vera del terzo millennio. 

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Quando si dice la verità

Rinviati a giudizio i due avvocati di Perugia, Nicoletta Pompei e Mauro Bertoldi, che al telefono aveva detto che nei fallimenti si fanno i soldi con la motopala: cosa succede quando dici la verità? Ti ci fanno pure un processo penale. C'è un terzo rinviato a giudizio, il giudice civile Tommaso Sdogati del tribunale di Spoleto. La notizia è uscita sulla stampa in questo mese. 

Ci sono anche altri due processi penali che sto seguendo nella sezione fallimentare del tribunale di Perugia e riguardano il giudice Umberto Rana, che secondo me hanno voluto fare fuori, e un curatore fallimentare, di cui non vedo la notizia sulla stampa e del quale quindi non posso riferire. Così ho capito che i curatori fallimentari si fanno la guerra tra di loro, appunto per accaparrarsi le curatele, andando a spulciare sull'operato dell'uno e dell'altro come i Kapò, poi facendo la spia ai superiori, perché è vero che con i fallimenti si fanno i soldi con la motopala. Chissà se devi essere anche di un certo giro e quindi dei disgraziati falliti fare a chi figlio e a chi figliastro. Cosa succede se ad esempio pesti i piedi a qualcuno potente, che non doveva fallire? 

D'altra parte che cosa ti aspetti da gente, pure riverita con rispetto, che opera sulle disgrazie altrui? Sono azioni disumane e devi essere spietato. Altra razza coinvolta nel giro dei fallimenti è quella dei cartolarizzatori. Vedo che la legge sulle cartolarizzazioni dei crediti bancari è venuta fuori nell'aprile 1999 in un batter d'occhio, senza che lo Stato mettesse in guardia gli artigiani e i commercianti sulla mossa ignobile delle banche. Ti ha avvertito qualcuno? Associazioni di categoria? Commercialisti? Trasparenza bancaria? Ad averlo saputo, non avremmo preso il mutuo ipotecario proprio nel marzo 1999. Ci sarebbe saltata una pulce nell'orecchio e non avremmo investito per l'ampliamento del laboratorio. Ora la CAMA DERUTA non sarebbe fallita. 

Andiamo a vedere però in cosa consiste una motopala: eccola qua! L'avvocato Mauro Bertoldi ci avrà giocato da piccolino con una motopala e ora sarà rimasta nei suoi ricordi d'infanzia preferiti. Ci vanno tanti soldi nella motopala e per acciaccare giù i poveracci serve un mezzo alto, dal quale non si possa vedere il volto di chi soffre nei fallimenti, una pratica barbara, in cui a guadagnarci sono solo avvocati, commercialisti, geometri, custodi, periti e altri intoccabili assunti nella fiorente industria italiana del fallimento (FIIF), girone infernale dell'era contemporanea. 


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