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giovedì 2 dicembre 2021

Parenti serpenti



"Parenti serpenti, cugini assassini, fratelli coltelli" recita il detto popolare che non sbaglia quasi mai, specie nelle situazioni in cui c'è di mezzo il denaro, che annulla ogni forma di solidarietà, fratellanza e comprensione per diventare strumento diabolico, di separazione. 

Così, con la miccia accesa dal fratello di mia madre, che dopo 40 anni alla Cama ha reclamato il tfr proprio nel momento di difficoltà dell'azienda, noi della famiglia, esattamente dieci anni fa, siamo stati catapultati nel girone infernale dei fallimenti sanciti dal tribunale. 

In sede di udienza tre mesi dopo il deposito dell'istanza di fallimento in data 30 dicembre 2011, il giudice Umberto Rana si meravigliò di quest'azione da parte di un fratello, che poi grazie al fatto che aumentammo a tutti i dipendenti il minimo tabellare, ora prende una delle pensioni da artigiano più alte in tutta Deruta. 

Perché mio zio non ha potuto aspettare tempi migliori per riavere il tfr, che dovrebbe essere messo in busta paga per legge, oppure cancellato direttamente dalla faccia della terra? Noi, appena c'è stato un po' di benessere, coi dipendenti abbiamo condiviso i profitti, alzando appunto i minimi tabellari e questo è stato il risultato. 

I tempi sono maturi secondo me per un cambio di rotta anche nel mondo dell'impresa. Il nuovo paradigma impone che non esistano più i dipendenti né i "padroni" di contadina memoria, ma un mondo alla pari.  Così saremmo tutti uniti a condividere i profitti e insieme i rischi. Se così fosse, non sarebbe possibile da parte di un dipendente mettere in atto azioni distruttive come quella di piantare i chiodi alla nostra famiglia dopo 40 anni e con in mezzo una parentela stretta. 


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lunedì 10 maggio 2021

La certezza della pena


Scrive Beppe Boni del Resto del Carlino, in risposta alla lettera di un
lettore sull’incertezza della pena in Italia: "Il nostro ordinamento
giudiziario permette troppe porte girevoli e consente a certi criminali di
rimanere a piede libero. Ci sono rapinatori e spacciatori con un certificato
penale lungo come un romanzo liberi e contenti di restare fuori. E
continuare a 'lavorare'. Non parliamo poi degli spacciatori di stupefacenti.
L'applicazione della legge sulla modica quantità di droga è talmente larga
che abbiamo più pusher in circolazione che dentro. Per non parlare poi
dei ladri seriali: difficilissimo vederli in carcere anche dopo la condanna."

Questa quindi la situazione nel penale. Vedi invece di venire nel civile e
di fallire. Vieni a conoscere la vera certezza della pena. Qui una sicurezza
esiste: sarai certo di essere perseguitato a vita. Intanto a garantire la
propria presenza ci pensano i burocrati del tribunale fallimentare, sia gli
scrivani che i burocrati di lusso, ovvero gli avvocati e loro delegati,
tramite i tempi dilatati della burocrazia. Non sarai informato su ciò che ti
succederà come prossimo step e quando, perché deve essere una
tortura, in cui non sai mai ciò che ti accadrà. L'incertezza è sempre
presente e devi tremare. Ti devi ricordare degli errori che hai fatto come
imprenditore, anche se la crisi è stata planetaria. Non avrai scampo. La
tua punizione deve essere esemplare. L'incertezza sarà contemplata nella
certezza.

Se poi non eri più socio dell'azienda fallita, rimarrai comunque un
fidejussore, pertanto ci penseranno i cartolarizzatori dei crediti delle
banche a cucinarti per tutta la vita. Lo Stato approva infatti il fare
mafioso delle aziende di cartolarizzazione organizzate in scatole cinesi.
Se ti sei rifatto una vita professionale, ti prenderanno quanto del tuo
stipendio? Non 1/5 ma fino alla metà dello stipendio per tutta la vita. Sì,
perché bisogna spiegare che ogni banca può pretendere 1/5 dello
stipendio fino al 50% dello stesso.

Benvenuti nel girone infernale dei fallimenti, in cui lo Stato tramite le
aste giudiziarie prende a uno per regalare ad altri e la mafia ti attacca i
figli ex- soci ma fidejussori, tramite i pignoramenti di conto corrente e
Postepay con una condanna a vita. Grazie, Stato italiano, con la nostra
azienda siamo stati contribuenti specchiati, abbiamo esportato il Made
in Italy e importato moneta pregiata. Grazie, dipendenti, per averci fatto
fallire. La prossima volta le aziende apritevele da soli. Sentite i sindacati
vostri alleati per sapere come si fa a generare profitto. Avete fatto fuori il
"padrone" come i vostri nonni fecero nelle campagne da dove siete
venuti. Se nelle fabbriche di Deruta non volevano come dipendenti i figli
dei contadini, una ragione ci sarà pure stata. Nelle fabbriche fino agli
anni Cinquanta potevano entrare solo i "pigionanti". Voi purtroppo siete
arrivati dopo, quando eravamo tutti più buoni. Mai abbassare la
guardia.


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Roberta Niccacci è laureata in lingue e letterature straniere moderne all'Università degli Studi di Perugia. Parla correntemente inglese, francese e tedesco. È…una pioniera Erasmus e ha condotto gli studi per la sua tesi di laurea alla Sorbonne Nouvelle Paris III. Originaria di Deruta (PG), ha prestato la sua formazione umanistica a servizio della clientela dell’azienda artigiana di famiglia, che ha chiuso i battenti nel 2011. Da allora ha portato avanti studi a valorizzazione del territorio per nuovi modi di fare impresa nell’artigianato artistico, partendo da arte e cultura. Il suo grande sogno è di fondare un'azienda che trasformi in realtà la sua esperienza di questi anni. Dal dicembre 2020 è un’imprenditrice in ripartenza presso la Onlus “100mila ripartenze” con sede a Treviso.

domenica 9 maggio 2021

Nessuno tocchi il giudice Rana

EDIZIONE SPECIALE POST DELLA DOMENICA 

Tra il tribunale di Perugia e la procura di Firenze, non si sa dove ci sia più feccia. Da qualche anno sulla stampa girano infatti le vicende legate al giudice del tribunale sezione fallimentare di Perugia, Umberto Rana. Ci vogliono far credere che sia il protagonista di un sistema di corruzioni, di cui lui è uno dei nomi più in vista. Saranno gli accusatori i corrotti e pure mafiosi!

Non credo una parola di quanto scrivono i giornali riguardo alla corruzione del giudice Rana, soprattutto per l'elenco specifico di utilità, tra cui i buoni acquisto in un paio di boutique del centro di Perugia. Gli accusatori sono ignobili traditori dello Stato. Conosco bene questi giochini da miserabili per screditare le persone. Vigliacchi. 

A fare da sponda a Perugia interviene la procura di Firenze. Pensate veramente che noi del popolo italiano siamo tutti fessi? Poi da quando ho saputo che a giurisprudenza accedono i più somari di un liceo, da allora non ho più rispetto per nessuno. Si spiegano così i 250.000 avvocati in Italia. Quando gli stessi avvocati, giudici o magistrati si trovano sul campo, vestita la toga del colore dei beccamorti, si abbassano a livelli ignobili, venduti da postulato per la loro natura di taccagni, "pidocchiosi" in perugino. Se ne salvano in pochi e tra questi il giudice Rana.  

Il giudice Rana è per nostra esperienza una persona squisita, intelligente e anche dai riflessi pronti, visto il suo intervento a protezione della collega giudice, a cui ha salvato la vita nel 2017 proprio nel tribunale di Perugia. Un giudice che sicuramente dà fastidio allo zoccolo duro del tribunale fallimentare di Perugia, ovvero ai collusi di mafia che tengono al fallimento delle aziende, così da perpetrare il commercio illecito di beni mobili e immobili in tempo di crisi. Oppure...gli stessi giudici per ideologia fanno dei fallimenti una questione di principio, non rendendosi conto che le ideologie aprono la strada alla delinquenza. Quindi anche in questo caso si è delinquenti con loro, coi mafiosi delle banche e la mafia delle cartolarizzazioni ad esse legata. 

Mi domando perché nessuno del popolo dei falliti scenda in difesa del giudice Rana. Siamo forse stata l'unica azienda umbra, che il giudice non voleva far fallire? Noi non conoscevamo il giudice Rana. Il giudice Rana, un vero signore, si venne anche a scusare coi miei genitori per non averci potuto aiutare a salvare l'azienda dalla denuncia del mio zio, ex-dipendente, che reclamava il tfr e coi cui soldi ha comprato un'Alfa Romeo rossa fiammante. 

Vergognatevi. Vediamo un po' a quanti fallimenti si è opposto il giudice Rana e poi ne riparliamo. Che lo Stato si riprenda in mano il governo dei tribunali fallimentari, delegittimati da gente indegna. Io mi dissocio dal popolo italiano, che dite di rappresentare. 



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