Blog fondato nel 2009 per documentare l'illusorio viaggio di rinascita della CAMA, azienda artigiana storica di Deruta (PG). Con gli esiti del fallimento che dura da 10 anni e l'unico sostegno di arte e cultura. Dal mese di gennaio 2021 il blog parla italiano.
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lunedì 10 maggio 2021
La certezza della pena
mercoledì 5 maggio 2021
Comunicazione=ZERO
Per la prima volta sono stata dall'assistente sociale. Non ci avrei mai creduto. Eppure è successo. Ci sono stata con mia madre, per organizzarci per la sorte peggiore, ovvero che la sua casa venga venduta all'asta in questo mese di maggio. Anch'io abito in questa casa. Se è vero che la fortuna è una ruota che gira e che come la vela cambia al variare del vento, noi in questa crisi abbiamo preso fulmini, trombe d'aria e tempeste. Siamo finiti in balia delle onde in un mare da anni già fitto di morti, in cui agiscono indisturbate la mafia e la delinquenza di persone senza scrupoli. La nostra fortuna non sembra cambiare al meglio.
Se è anche vero che la morte è la catastrofe maggiore che ti possa accadere, perché scompari da questa terra, o vivi la morte come tragedia di vedere ad esempio morire un figlio, lasciare la propria casa è considerato come il trauma più devastante dopo la morte in termini di grado di dolore, che una persona possa provare. In questo caso il trasloco sarà forzato. Non esiste via di scampo neanche in nome della prima casa. Un'esperienza orrenda.
Così ho espresso all'assistente sociale i fatti riguardanti il fallimento, ciò che si prova e l'ingiustizia a cui si è sottoposti, senza riguardo neanche da parte di ex-concorrenti di Deruta, il nostro paese. La nostra cancellazione dalla vita civile è lenta e progressiva, peggiore di una malattia degenerativa, perché in famiglia siamo sani sia nella mente che nel corpo.
Mi sono resa conto che ogni nostro grido di sofferenza rimane tra le mura dell'ufficio dell'assistente sociale, che può aiutarci fino ad un certo punto. Ciò che viene dal più profondo del cuore di noi disgraziati, finiti nel tritacarne del fallimento, non passa ad altri uffici o ai governanti. Non viene quindi attivata una comunicazione proattiva tra uffici. Negli uffici si va per competenze.
Ho espresso questa mia conclusione riguardo alla mancanza di comunicazione tra uffici anche all'assistente sociale, che al riguardo ha potuto solo darci il suo conforto personale. Eppure l'italiano è considerato la lingua più bella del mondo. Potremmo farne un uso costruttivo in nome dell'efficienza della comunicazione tra impiegati e amministratori. Vi ricordo però che nelle grammatiche d'italiano per stranieri c'è scritto che noi italiani siamo "formali" e così è anche l'uso della nostra lingua. Siamo "friendly" solo in apparenza. L'italiano non serve quindi per comunicare concretezza o trasmettere mutuo-aiuto, ma per curarne la forma esteriore della lingua tramite magari le carte bollate, che così tanto ci piacciono.
lunedì 3 maggio 2021
Nel terzo millennio viaggio a Spoleto per ritirare un documento
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| Il Tribunale di Spoleto |
Siamo nel terzo millennio anche in Italia. Vorrei puntualizzare il concetto a proposito. Qualche settimana fa ho rinnovato la mia carta d'identità scaduta e per la prima volta mi hanno preso le impronte digitali degli indici. Ho pensato: "Che innovazione. 22 euro spesi bene!".
L'impiegato all'anagrafe di Deruta (PG) è stato molto efficiente, veloce e anche simpatico. Quando gli ho confermato l'indirizzo di casa mia, ho avuto un fremito e gli occhi mi si sono riempiti di lacrime. Gli ho detto che non sapevo per quanto tempo sarei rimasta a quell'indirizzo, ma che era quello giusto: la nostra casa era all'asta. Ha avuto parole di conforto.
Ho rifatto la carta d'identità per rispondere alla documentazione necessaria a ricevere dal tribunale di Spoleto la certificazione di non iscrizione a ruolo. Il documento me lo devo andare a prendere domani a Spoleto!
Di marche da bollo per ottenere il certificato del tribunale spenderò un totale di 35,87 euro, soldi per me in questo momento preziosi. Ma poi...non c'è lo Spid, non ci sono altri modi per ricevere il documento per via telematica nel terzo millennio?
Non mi meraviglio più di niente. Dalla mia esperienza di fallimento della fabbrica, ho potuto capire quanto siamo arretrati in Italia. Così ho deciso di combattere con arte e cultura il nostro degrado, dovuto anche a mancanza di interazione e comunicazione, conseguente all'individualismo nostro italiano: il cosiddetto "menefreghismo". Il nostro livello tecnologico ne rappresenta una cartina di tornasole. Così con arte e cultura mantengo la poca gentilezza che mi è rimasta in tempi di guerra e di trincea: il fallimento è motivo di abbrutimento.
Oggi mi leggerò quindi un libro del 1925, in cui una coppia di inglesi descrive la città di Spoleto. Si tratta di un libro, che ho fatto venire da Londra per una ricerca. Un libro di seconda mano, che mi è costato molto meno di quanto sborserò per il certificato del tribunale di Spoleto. Mi sono accorta che, quando scrivo le mie email a nuovi contatti raccontando la mia storia di fallimento, utilizzo citazioni di titoli di libri di autori famosi. In questo caso si tratta del libro dal titolo "Some Umbrian cities" di Ada M. Harrison e R.S. Austin pubblicato da A and C Black Ltd. Non so quanto il libro sia conosciuto ma in questo periodo è per me un testo significativo.
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| Frontespizio di "Some Umbrian Cities" (1925) |
Chissà se nel libro di viaggio troverò la descrizione del tribunale di Spoleto e come arrivarci? Dovrò anche scoprire la strada da fare e dove parcheggiare. Infatti non sono mai entrata nel tribunale di Spoleto. Userò Google maps. Dovrei aver visto la facciata del tribunale, passando per le strade di Spoleto durante uno dei festival dei Due Mondi, i cui spettacoli non mi sono mai potuta permettere. Al festival di Spoleto sono andata solo una volta a vedere "L'opera de tre soldi" di Brecht, insieme ad una mia professoressa di tedesco diversi anni dopo la mia laurea in lingue e letterature straniere moderne. Eravamo rimaste in contatto. Mi diceva che ero stata una degna allieva.
Proprio stamattina, in un commento online, ho letto la frase: "la cultura è come il grasso del cammello. Torna utile nei tempi difficili". Caro lettore, hai proprio ragione, non fosse altro per il conforto che nella cultura si trova. L'umanità e il buon senso, di cui mancano certe persone con cui abbiamo a che fare negli "hard times" del terzo milliennio, lo troviamo nel passato nero su bianco in testimonianze di pregio.




