Blog's Translator

Visualizzazione post con etichetta aste via alle barche 23. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta aste via alle barche 23. Mostra tutti i post

lunedì 10 maggio 2021

La certezza della pena


Scrive Beppe Boni del Resto del Carlino, in risposta alla lettera di un
lettore sull’incertezza della pena in Italia: "Il nostro ordinamento
giudiziario permette troppe porte girevoli e consente a certi criminali di
rimanere a piede libero. Ci sono rapinatori e spacciatori con un certificato
penale lungo come un romanzo liberi e contenti di restare fuori. E
continuare a 'lavorare'. Non parliamo poi degli spacciatori di stupefacenti.
L'applicazione della legge sulla modica quantità di droga è talmente larga
che abbiamo più pusher in circolazione che dentro. Per non parlare poi
dei ladri seriali: difficilissimo vederli in carcere anche dopo la condanna."

Questa quindi la situazione nel penale. Vedi invece di venire nel civile e
di fallire. Vieni a conoscere la vera certezza della pena. Qui una sicurezza
esiste: sarai certo di essere perseguitato a vita. Intanto a garantire la
propria presenza ci pensano i burocrati del tribunale fallimentare, sia gli
scrivani che i burocrati di lusso, ovvero gli avvocati e loro delegati,
tramite i tempi dilatati della burocrazia. Non sarai informato su ciò che ti
succederà come prossimo step e quando, perché deve essere una
tortura, in cui non sai mai ciò che ti accadrà. L'incertezza è sempre
presente e devi tremare. Ti devi ricordare degli errori che hai fatto come
imprenditore, anche se la crisi è stata planetaria. Non avrai scampo. La
tua punizione deve essere esemplare. L'incertezza sarà contemplata nella
certezza.

Se poi non eri più socio dell'azienda fallita, rimarrai comunque un
fidejussore, pertanto ci penseranno i cartolarizzatori dei crediti delle
banche a cucinarti per tutta la vita. Lo Stato approva infatti il fare
mafioso delle aziende di cartolarizzazione organizzate in scatole cinesi.
Se ti sei rifatto una vita professionale, ti prenderanno quanto del tuo
stipendio? Non 1/5 ma fino alla metà dello stipendio per tutta la vita. Sì,
perché bisogna spiegare che ogni banca può pretendere 1/5 dello
stipendio fino al 50% dello stesso.

Benvenuti nel girone infernale dei fallimenti, in cui lo Stato tramite le
aste giudiziarie prende a uno per regalare ad altri e la mafia ti attacca i
figli ex- soci ma fidejussori, tramite i pignoramenti di conto corrente e
Postepay con una condanna a vita. Grazie, Stato italiano, con la nostra
azienda siamo stati contribuenti specchiati, abbiamo esportato il Made
in Italy e importato moneta pregiata. Grazie, dipendenti, per averci fatto
fallire. La prossima volta le aziende apritevele da soli. Sentite i sindacati
vostri alleati per sapere come si fa a generare profitto. Avete fatto fuori il
"padrone" come i vostri nonni fecero nelle campagne da dove siete
venuti. Se nelle fabbriche di Deruta non volevano come dipendenti i figli
dei contadini, una ragione ci sarà pure stata. Nelle fabbriche fino agli
anni Cinquanta potevano entrare solo i "pigionanti". Voi purtroppo siete
arrivati dopo, quando eravamo tutti più buoni. Mai abbassare la
guardia.


Cama® è un marchio registrato



FRIENDS OF CAMA Il blog
Post originali di Roberta Niccacci
Curiosità rinascimentali in tempo di rinascita
Friends of Cama è anche su Twitter
Seguimi su LinkedIn


I miei talenti sono: Activator, Adaptability, Communication, Context, Futuristic

Roberta Niccacci è laureata in lingue e letterature straniere moderne all'Università degli Studi di Perugia. Parla correntemente inglese, francese e tedesco. È…una pioniera Erasmus e ha condotto gli studi per la sua tesi di laurea alla Sorbonne Nouvelle Paris III. Originaria di Deruta (PG), ha prestato la sua formazione umanistica a servizio della clientela dell’azienda artigiana di famiglia, che ha chiuso i battenti nel 2011. Da allora ha portato avanti studi a valorizzazione del territorio per nuovi modi di fare impresa nell’artigianato artistico, partendo da arte e cultura. Il suo grande sogno è di fondare un'azienda che trasformi in realtà la sua esperienza di questi anni. Dal dicembre 2020 è un’imprenditrice in ripartenza presso la Onlus “100mila ripartenze” con sede a Treviso.

mercoledì 5 maggio 2021

Comunicazione=ZERO

Per la prima volta sono stata dall'assistente sociale. Non ci avrei mai creduto. Eppure è successo. Ci sono stata con mia madre, per organizzarci per la sorte peggiore, ovvero che la sua casa venga venduta all'asta in questo mese di maggio. Anch'io abito in questa casa. Se è vero che la fortuna è una ruota che gira e che come la vela cambia al variare del vento, noi in questa crisi abbiamo preso fulmini, trombe d'aria e tempeste. Siamo finiti in balia delle onde in un mare da anni già fitto di morti, in cui agiscono indisturbate la mafia e la delinquenza di persone senza scrupoli. La nostra fortuna non sembra cambiare al meglio. 

Se è anche vero che la morte è la catastrofe maggiore che ti possa accadere, perché scompari da questa terra, o vivi la morte come tragedia di vedere ad esempio morire un figlio, lasciare la propria casa è considerato come il trauma più devastante dopo la morte in termini di grado di dolore, che una persona possa provare. In questo caso il trasloco sarà forzato. Non esiste via di scampo neanche in nome della prima casa. Un'esperienza orrenda. 

Così ho espresso all'assistente sociale i fatti riguardanti il fallimento, ciò che si prova e l'ingiustizia a cui si è sottoposti, senza riguardo neanche da parte di ex-concorrenti di Deruta, il nostro paese. La nostra cancellazione dalla vita civile è lenta e progressiva, peggiore di una malattia degenerativa, perché in famiglia siamo sani sia nella mente che nel corpo. 

Mi sono resa conto che ogni nostro grido di sofferenza rimane tra le mura dell'ufficio dell'assistente sociale, che può aiutarci fino ad un certo punto. Ciò che viene dal più profondo del cuore di noi disgraziati, finiti nel tritacarne del fallimento, non passa ad altri uffici o ai governanti. Non viene quindi attivata una comunicazione proattiva tra uffici. Negli uffici si va per competenze. 

Ho espresso questa mia conclusione riguardo alla mancanza di comunicazione tra uffici anche all'assistente sociale, che al riguardo ha potuto solo darci il suo conforto personale. Eppure l'italiano è considerato la lingua più bella del mondo. Potremmo farne un uso costruttivo in nome dell'efficienza della comunicazione tra impiegati e amministratori. Vi ricordo però che nelle grammatiche d'italiano per stranieri c'è scritto che noi italiani siamo "formali" e così è anche l'uso della nostra lingua. Siamo "friendly" solo in apparenza. L'italiano non serve quindi per comunicare concretezza o trasmettere mutuo-aiuto, ma per curarne la forma esteriore della lingua tramite magari le carte bollate, che così tanto ci piacciono. 


Cama® è un marchio registrato


FRIENDS OF CAMA Il blog
Post originali di Roberta Niccacci
Curiosità rinascimentali in tempo di rinascita
Friends of Cama è anche su Twitter
Seguimi su LinkedIn



I miei talenti sono: Activator, Adaptability, Communication, Context, Futuristic


lunedì 3 maggio 2021

Nel terzo millennio viaggio a Spoleto per ritirare un documento

Il Tribunale di Spoleto 

Siamo nel terzo millennio anche in Italia. Vorrei puntualizzare il concetto a proposito. Qualche settimana fa ho rinnovato la mia carta d'identità scaduta e per la prima volta mi hanno preso le impronte digitali degli indici. Ho pensato: "Che innovazione. 22 euro spesi bene!". 

L'impiegato all'anagrafe di Deruta (PG) è stato molto efficiente, veloce e anche simpatico. Quando gli ho confermato l'indirizzo di casa mia, ho avuto un fremito e gli occhi mi si sono riempiti di lacrime. Gli ho detto che non sapevo per quanto tempo sarei rimasta a quell'indirizzo, ma che era quello giusto: la nostra casa era all'asta. Ha avuto parole di conforto. 

Ho rifatto la carta d'identità per rispondere alla documentazione necessaria a ricevere dal tribunale di Spoleto la certificazione di non iscrizione a ruolo. Il documento me lo devo andare a prendere domani a Spoleto!

Di marche da bollo per ottenere il certificato del tribunale spenderò un totale di 35,87 euro, soldi per me in questo momento preziosi. Ma poi...non c'è lo Spid, non ci sono altri modi per ricevere il documento per via telematica nel terzo millennio? 

Non mi meraviglio più di niente. Dalla mia esperienza di fallimento della fabbrica, ho potuto capire quanto siamo arretrati in Italia. Così ho deciso di combattere con arte e cultura il nostro degrado, dovuto anche a mancanza di interazione e comunicazione, conseguente all'individualismo nostro italiano: il cosiddetto "menefreghismo". Il nostro livello tecnologico ne rappresenta una cartina di tornasole. Così con arte e cultura mantengo la poca gentilezza che mi è rimasta in tempi di guerra e di trincea: il fallimento è motivo di abbrutimento. 

Oggi mi leggerò quindi un libro del 1925, in cui una coppia di inglesi descrive la città di Spoleto. Si tratta di un libro, che ho fatto venire da Londra per una ricerca. Un libro di seconda mano, che mi è costato molto meno di quanto sborserò per il certificato del tribunale di Spoleto. Mi sono accorta che, quando scrivo le mie email a nuovi contatti raccontando la mia storia di fallimento, utilizzo citazioni di titoli di libri di autori famosi. In questo caso si tratta del libro dal titolo "Some Umbrian cities" di Ada M. Harrison e R.S. Austin pubblicato da A and C Black Ltd. Non so quanto il libro sia conosciuto ma in questo periodo è per me un testo significativo. 

Frontespizio di "Some Umbrian Cities" (1925)

Chissà se nel libro di viaggio troverò la descrizione del tribunale di Spoleto e come arrivarci? Dovrò anche scoprire la strada da fare e dove parcheggiare. Infatti non sono mai entrata nel tribunale di Spoleto. Userò Google maps. Dovrei aver visto la facciata del tribunale, passando per le strade di Spoleto durante uno dei festival dei Due Mondi, i cui spettacoli non mi sono mai potuta permettere. Al festival di Spoleto sono andata solo una volta a vedere "L'opera de tre soldi" di Brecht, insieme ad una mia professoressa di tedesco diversi anni dopo la mia laurea in lingue e letterature straniere moderne. Eravamo rimaste in contatto. Mi diceva che ero stata una degna allieva. 

Proprio stamattina, in un commento online, ho letto la frase: "la cultura è come il grasso del cammello. Torna utile nei tempi difficili". Caro lettore, hai proprio ragione, non fosse altro per il conforto che nella cultura si trova. L'umanità e il buon senso, di cui mancano certe persone con cui abbiamo a che fare negli "hard times" del terzo milliennio, lo troviamo nel passato nero su bianco in testimonianze di pregio. 



Cama® è un marchio registrato


FRIENDS OF CAMA Il blog
Post originali di Roberta Niccacci
Curiosità rinascimentali in tempo di rinascita
Friends of Cama è anche su Twitter
Seguimi su LinkedIn



I miei talenti sono: Activator, Adaptability, Communication, Context, Futuristic