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venerdì 28 maggio 2021

"Follow the money"

L'espressione "Follow the money" viene dal film
Tutti gli uomini del presidente (1976) con Dustin
Hoffman e Robert Redford. Pronuncia la frase
un funzionario del governo, gola profonda,
che vuole rimanere anonimo. 


"Follow the money": così diceva Giovanni Falcone, di cui ricorre quest'anno il 29° anno della strage, che ha marchiato col sangue la storia del nostro Paese. Alle celebrazioni in memoria del magistrato eroe, della moglie e della scorta, è intervenuto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha detto che: "O si sta contro la mafia o si è complici, non ci sono alternative.

Belle parole, ma ricordiamoci sempre che noi italiani siamo formali. C'è scritto anche nelle grammatiche italiane per stranieri. Noi siamo proprio per la forma e ad essa nella maggioranza dei casi non corrisponde un contenuto, specialmente quando si ha a che fare coi burocrati, anonimi o di lusso che siano. I due piani, formale e contenutistico,  non trovano infatti una sovrapposizione efficace alla risoluzione del problemi o almeno a un avanzamento spedito e corale delle questioni. In linguistica forma e contenuto si chiamano rispettivamente "significante" e "significato", ovvero come è scritto un termine e qual è la sua sostanza. Ai fini pratici, nella parola i due piani devono coincidere, altrimenti si generano incomprensioni. 

Sinceramente non mi sono mai interessata di mafia fino al momento in cui i cartolarizzatori non mi hanno pignorato il conto corrente bancario e la PostePay per meno di 5 euro totali nel novembre scorso. Ci ho riconosciuto un fare mafioso: un modo persecutorio, senza prescrizione, prepotente, mascherato da scatole cinesi, con a capo personalità inattaccabili: un sistema approvato dallo Stato, che per la sua operatività mette a disposizione l'apparato burocratico dei tribunali, contro i quali non è possibile ribellarsi, perché i livelli sono impari: comandano i soldi, crediti trasformati in carta non tanto straccia. 

Così sono andata a scoprire la storia delle origini della mafia e se è vero che l'antimafia opera su sospetti, in base ai quali gli stessi uffici hanno messo in croce aziende specchiate, mi sento in diritto di fare anch'io la stessa cosa: al tribunale mi dimostrassero che nelle cartolarizzazioni dei crediti delle banche non c'è la mafia. Per me la mafia nelle cartolarizzazioni dei crediti bancari è UN POSTULATO. 

Dovrebbe quindi essere compito dei giuristi del tribunale, se avessero a cuore l'economia del Paese, al fine di difendere le aziende dal fallimento, continuare sulla scia di Giovanni Falcone e attivare il "follow the money" anche nei fallimenti. Invece tutto tace, governa la "dura lex, sed lex", perché il commercio generato dalle aste giudiziarie per loro è lavoro, scisso da ogni logica, valore o anche studio statistico: si sono chiesti al tribunale di Perugia quante aziende hanno fallito in Umbria, perché hanno contratto un mutuo con l'Unicredit alla vigilia delle crisi? Per i tribunali non esiste altro termine di paragone se non l'autoreferenzialità di persone che non producono ricchezza, ma che generano speculazioni sulla distruzione di aziende e di persone. 


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Roberta Niccacci è laureata in lingue e letterature straniere moderne all'Università degli Studi di Perugia. Parla correntemente inglese, francese e tedesco. È…una pioniera Erasmus e ha condotto gli studi per la sua tesi di laurea alla Sorbonne Nouvelle Paris III. Originaria di Deruta (PG), ha prestato la sua formazione umanistica a servizio della clientela dell’azienda artigiana di famiglia, che ha chiuso i battenti nel 2011. Da allora ha portato avanti studi a valorizzazione del territorio per nuovi modi di fare impresa nell’artigianato artistico, partendo da arte e cultura. Il suo grande sogno è di fondare un'azienda che trasformi in realtà la sua esperienza di questi anni. Dal dicembre 2020 è un’imprenditrice in ripartenza presso la Onlus “100mila ripartenze” con sede a Treviso. Talenti: Activator, Adaptability, Communication, Context, Futuristic.

venerdì 21 maggio 2021

Gironi infernali

Ho conosciuto il caso di Pietro Cavallotti e della sua famiglia l'altro giorno in tv a "Quarta Repubblica": mi ha chiamato una mia nipote al telefono per dirmi di girare su Rete 4 sul programma condotto da Nicola Porro. Pietro Cavallotti si trova nel girone infernale della Sezione Misure di Prevenzione, da lui giustamente equiparato al girone infernale della Sezione Fallimentare, girone in cui mi trovo io con la mia famiglia. 

Pietro Cavallotti e la sua famiglia, originari di Belmonte Mezzagno in provincia di Palermo, sono stati imprenditori perseguitati come mafiosi per più di vent'anni, la loro azienda distrutta, la casa dei suoi genitori e quelle dei suoi zii vandalizzate, perché confiscate dall'antimafia e rimaste senza sorveglianza. Il caso dei Cavallotti rientra nel "Sistema Saguto", in cui l'antimafia ha fatto più danni della mafia. 

Nel frattempo Pietro Cavallotti lo scorso anno accademico 2019/2020 si è laureato in giurisprudenza con una laurea magistrale all'Università di Palermo dal titolo: GLI ECCESSI APPLICATIVI DELLE MISURE DI “PREVENZIONE ANTIMAFIA” Uno sguardo alla prassi e proposte di riforma. Altro punto in comune: quando sei nel girone infernale, ti viene voglia di andare a capire in cosa veramente consistano gli studi di giurisprudenza. La tesi è dedicata a tutte le vittime innocenti della malagiustizia. 

Tuttavia il punto a monte, che mi avvicina di più con Pietro Cavallotti, è la parola "mafia". Se fossi un giurista, indagherei sulle cartolarizzazioni dei crediti derivati da mutui ipotecari e quanto la mafia si sia insinuata in questa tecnica finanziaria, regolata e regolamentata per legge, che consiste nella vendita dei crediti vantati dalla banca, come appunto i mutui, a una società chiamata ‘società veicolo". Ma ti puoi fidare dell'antimafia? È possibile che venga indagato tu per primo di accusare il sistema come mafioso senza averne le prove. Non sia mai che il suddito si ribelli. 

La sfortuna maggiore per noi della CAMA è di aver contratto un mutuo ipotecario per l'ampliamento del laboratorio nel 1999, anno in cui lo Stato ha approvato le cartolarizzazioni dei crediti delle banche. Grazie a questo escamotage le banche hanno potuto continuare ad erogare mutui, pur nella consapevolezza di una crisi mondiale incombente. Mediante le cartolarizzazioni le banche non perdevano di liquidità a spese degli imprenditori, che invece avrebbero perso tutto proprio per il tramite di quei mutui. 



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Roberta Niccacci è laureata in lingue e letterature straniere moderne all'Università degli Studi di Perugia. Parla correntemente inglese, francese e tedesco. È…una pioniera Erasmus e ha condotto gli studi per la sua tesi di laurea alla Sorbonne Nouvelle Paris III. Originaria di Deruta (PG), ha prestato la sua formazione umanistica a servizio della clientela dell’azienda artigiana di famiglia, che ha chiuso i battenti nel 2011. Da allora ha portato avanti studi a valorizzazione del territorio per nuovi modi di fare impresa nell’artigianato artistico, partendo da arte e cultura. Il suo grande sogno è di fondare un'azienda che trasformi in realtà la sua esperienza di questi anni. Dal dicembre 2020 è un’imprenditrice in ripartenza presso la Onlus “100mila ripartenze” con sede a Treviso. Talenti: Activator, Adaptability, Communication, Context, Futuristic.

venerdì 7 maggio 2021

La mafia ti cerca anche dopo morto


In Italia la cartolarizzazione dei crediti non dovrebbe esistere. Si renderebbe necessario l'intervento della commissione antimafia contro una delinquenza approvata dallo Stato. Perché? Perché dietro alle cartolarizzazioni e conseguenti recuperi crediti c'è la mafia. 

Il fallimento non si ferma neanche davanti alla morte di un debitore. Sono segni orrendi di una civiltà non evoluta, cinica e crudele come la mafia, che in essa opera e che ha messo le radici in tutta Italia. Come disse Andrea Camilleri, in Italia "Siamo portatori sani di mafia."

Andiamo alla mia esperienza personale.  

la mia guerra a colpi di saggi contro
il commercio illecito dei fallimenti
Da diversi mesi ricevo le telefonate da più call center di recupero crediti. Hanno il mio numero di cellulare nell'anagrafica di un mio amico deceduto più di due anni fa. Lo avevo aiutato a fare i contratti per le utenze della sua casa, ora all'asta. Si era rivolto a me, perché in questi anni sono diventata una combattente, essendo finita anch'io nelle stesse acque putride del fallimento, sabbie mobili della nostra società. Invece lui non ce l'ha fatta a resistere. È morto il giorno del suo compleanno. Si è lasciato morire, perché era un medico.  

I cartolarizzatori quindi ti vengono a cercare anche dopo morto. Ho spiegato ai call center di non dovere nulla nella mia persona di quanto loro chiedono, che io sono una donna e non un uomo, che la loro azienda nei miei confronti è in violazione della privacy. Mi rispondono che è così la legge. Ma come sono finita in quell'anagrafica? Intanto io rispondo loro che i morti non si disturbano. 

Ieri mi hanno chiamato da un call center in Albania. Stamattina di nuovo. Anche la mafia si organizza per risparmiare, andando in subappalto in Paesi più economici. Io non ho parole. 

Come può lo Stato permettere azioni obbrobriose di questo genere, ovvero che anche i morti non trovino pace davanti alla mafia, che acquista i crediti delle banche e che poi perseguita anche i contribuenti deceduti? Intanto i tribunali fallimentari portano via i beni materiali ai morti, perché si fallisce anche dopo morti. 



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lunedì 5 aprile 2021

Noi falliti come i migranti

La mafia della finanza si nutre dei fallimenti di persone oneste.
Le disgrazie degli onesti vanno
a foraggiare la ricchezza di persone senza scrupoli, i mafiosi
dai gemelli d'oro. 

Intendo volutamente provocare i burocati di lusso dello Stato Italiano, che firmano sentenze di morte della aziende italiane, agendo in nome del popolo italiano. Deve esistere una consapevolezza anche dei magistrati che l'Italia è definitivamente un Paese delegittimato. A chi parlare? Allo Stato o ai magistrati? Agli italiani o al mondo parallelo?  

Ora ieri sono andata a ricercare chi fosse il presidente dell'azienda di cartolarizzazione, che ha ricomprato il credito bancario della Cama Deruta e che mi ha pignorato il conto corrente, in quanto fidejussore di mutuo ipotecario. Il presidente è un diplomatico: un intoccabile. Ci deve essere parecchio valore in questo forziere per metterci a capo, a sua blindatura, un ambasciatore dello Stato italiano. 

A questo punto il confronto tra le forze in campo dei piccoli imprenditori italiani che falliscono e le banche è vistosamente impari. Le banche possono rivendere i propri crediti deteriorati tramite le cartolarizzazioni e dotarsi di ogni strumento legittimato dal benestare dello Stato. 

Leggo che l'Italia è il Paese europeo con più cartolarizzazioni. Il quadro è presto fatto: in Italia abbiamo un numero più alto di mafiosi rispetto ad altri Paesi. In effetti noi siamo "La Mafia". Alla mafia si attinge per il denaro da investire nell'acquisto dei crediti insoluti. Altrimenti dove stanno i soldi per ricomprare i crediti delle banche, quando l'Italia che produce ricchezza è allo sbando? 

Invece noi piccoli imprenditori non possiamo dare via l'azienda, quando va in sofferenza, non possiamo "vendere" legalmente i nostri laboratori, spesso gravati da mutui o dalla mannaia del Tfr. Anche se, un consulente mi aveva suggerito a suo tempo di prendere una certa testa di legno al sud, dargli circa 30mila euro, passargli la fabbrica e sarebbe fallito per conto nostro. Allora sì che avremmo giocato ad armi pari con le banche. Aveva ragione! 

Ma come fai a fare il delinquente, se non lo hai mai fatto? Ti prendono subito a te che sei piccolo e senza coperture. Capirai, che cosa ci vuole per la burocrazia a fare il gioco facile? 

Qualcosa sulla letteratura riguardante le cartolarizzazioni si trova anche online ma non è sufficiente. Dentro il giro delle cartolarizzazioni ci sono anche i soldi fatti sulla pelle dei migranti, scrivono, favoriti dall'etica senza scienza di certi partiti, che non si rendono conto che il buonismo apre la strada ai delinquenti. Qualcuno senza scrupoli manovrerà quei soldi: la pelle dei poveracci è altamente appetibile. 

Detto questo, il fatto è che dimostrare la colpevolezza dei mafiosi è impossibile, perché anche nella finanza i mafiosi agiscono tramite pizzini, quindi non hai le prove della criminalità perpetrata. Tu puoi solo agire tramite la burocrazia italiana per cavilli, sperando di farcela, almeno ad uscire dal calvario come fidejussore. Lo Stato dovrebbe considerare che nelle cartolarizzazioni la mafia c'entra per postulato. Le cartolarizzazioni non dovrebbero esistere. 

Per saperne di più sulla storia della mafia, leggi il libro di Amelia Crisantino, "Capire la mafia. Dal feudo alla finanza", Trapani, Di Girolamo, 2019 (240 pagine). 



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