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sabato 3 luglio 2021

Riserva di caccia

I fallimenti sono una riserva di caccia per speculatori, circuiti illegali e malaffare, nel disinteresse generale, anche quello della Camera nella scorsa legislatura, come scrive il Manifesto riguardo al "Giubileo bancario", che attiene alla sofferenza bancaria, primo passo verso il fallimento. Ma quale potrebbe essere la convenienza di destra o di sinistra nell'aiutare piccole aziende in difficoltà, persone sull'orlo del fallimento o chi è spacciato a causa dei debiti per crisi e quindi destinato a fallire? Chi ci guadagnerebbe ad aiutare i più deboli in fatto di denaro? 

Ho saputo del "Giubileo bancario", facendo una ricerca su Don Andrea La Regina, parroco presidente della fondazione antiusura Nashak, con sede in provincia di Salerno, responsabile nazionale macro-progetti ed emergenze della Caritas nazionale: anche Don Andrea sosteneva il "Giubileo bancario". Su La Repubblica leggo degli ultimi sviluppi di una proposta di legge attuale a rilancio del "Giubileo bancario". Per la nostra fabbrica qualsiasi disposizione governativa arriverebbe comunque troppo tardi; ne avevamo bisogno quindici anni fa. 

Le parole di Don Andrea La Regina a Radio Maria 


In ogni modo, per capire fino in fondo la situazione di persone sulla strada del fallimento o già fallite, bisogna ascoltare la voce di chi l'esperienza del fallimento la vive in prima persona o chi, come Don Andrea La Regina, aiuta le persone in grave difficoltà economica. Come può lo Stato stare a guardare davanti alla distruzione per fallimento di piccole aziende artigiane come la nostra, alla quale prima è stata tolta la liquidità, poi il capitale produttivo e ora anche il capitale abitativo in tempo di crisi? I fallimenti sono procedimenti lunghi e dolorosi a vantaggio di chi, se non appunto degli approfittatori, dei professionisti part-time prestati alla giustizia e della mafia, che si nutre di povertà? 

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Post originali di Roberta Niccacci
Blog fondato nel 2009 per documentare il viaggio di rinascita della CAMA, azienda artigiana storica di Deruta (PG). Con gli esiti del fallimento che dura da 10 anni e l'unico sostegno di arte e cultura. Dal mese di gennaio 2021 il blog parla italiano.
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sabato 19 giugno 2021

Potere massonico: in pratica di cosa si tratta?



Ho acquistato l'ultimo libro sulla massoneria scritto dal giornalista Ferruccio Pinotti e pubblicato in questo mese di giugno. Mi sono letta la bibliografia, le conclusioni e i ringraziamenti. Ora sto procedendo a leggere i capitoli. Apprendo da subito che Perugia è considerata la capitale della massoneria italiana e questo per chi vive qui è già un indizio. Comunque, in generale, quello che i semplici cittadini come me vorrebbero comprendere è il risvolto pratico della massoneria (delle "logge coperte", non sia mai che le logge ufficiali si sentano chiamate in causa), insieme alla mafia e alle lobby, su noi contribuenti italiani: di quali istituti della collettività si serve  il "mondo di mezzo" per far transitare i propri affari? Dove esattamente massoneria, mafia e lobby delegittimano lo Stato, incrociando la strada dei comuni mortali? Si fa la storia della massoneria tramite politica, imprenditoria e banche ma, in verità, che cosa fanno i massoni per usare a gratis noi persone senza volto? Dove si arricchiscono grazie a noi? Quale strategia accomuna massoneria, mafia e lobby dei burocrati di lusso? 

Queste sono le domande a cui vorrei trovare una risposta nel saggio di 751 pagine Potere massonico. 

In pratica massoni, mafia e lobby sono affossatori, liquidatori, esautoratori dello Stato, ma la cosa più ignobile è forse quella di fare profitto sulle disgrazie della gente e quindi anche sulla crisi delle imprese, coadiuvati da ignari professionisti? Come è possibile che nessuno si curi dell'industria dei fallimenti? Lì si trova il marcio e si possono ricostruire le filiere di massoni, mafia e lobby, partendo ad esempio dalle cartolarizzazioni dei crediti delle banche (non sono forse anche questi strumenti finanziari evoluti?). I fallimenti sono un gioco al massacro sbilanciato verso le banche, che possono esercitare il proprio potere, senza prescrizioni, mentre il piccolo imprenditore non è tutelato. Il fallimento è una condanna a morte fine a se stessa di persone e aziende. Come può lo Stato stare a guardare, anche per il solo fatto che viene a mancare il gettito fiscale nelle sue casse? 

Vorrei tanto trovare giornalisti che abbiano approfondito la materia dei fallimenti, che siano andati a vedere cosa succede in un fallimento di persone perbene, di come siamo costretti a prestare il fianco per anni a professionisti che nei fallimenti fanno i soldi a palate, dove "il migliore ha la rogna" (e non sono parole mie), in cui nelle cartolarizzazioni dei crediti delle banche vanno a finire i proventi dei migranti, della droga e dei traffici illeciti. Ci sarebbero da verificare queste cose, che non si sa perché lo Stato non riesce a provare, ma serve la consapevolezza che le ingiustizie passano sempre per i soldi, per le sventure e per ciò che è garantito dalla legge, su cui gli intoccabili possono contare, essendo in grado di assumere i migliori studi legali. 


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venerdì 28 maggio 2021

"Follow the money"

L'espressione "Follow the money" viene dal film
Tutti gli uomini del presidente (1976) con Dustin
Hoffman e Robert Redford. Pronuncia la frase
un funzionario del governo, gola profonda,
che vuole rimanere anonimo. 


"Follow the money": così diceva Giovanni Falcone, di cui ricorre quest'anno il 29° anno della strage, che ha marchiato col sangue la storia del nostro Paese. Alle celebrazioni in memoria del magistrato eroe, della moglie e della scorta, è intervenuto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha detto che: "O si sta contro la mafia o si è complici, non ci sono alternative.“

Belle parole, ma ricordiamoci sempre che noi italiani siamo formali. C'è scritto anche nelle grammatiche italiane per stranieri. Noi siamo proprio per la forma e ad essa nella maggioranza dei casi non corrisponde un contenuto, specialmente quando si ha a che fare coi burocrati, anonimi o di lusso che siano. I due piani, formale e contenutistico,  non trovano infatti una sovrapposizione efficace alla risoluzione del problemi o almeno a un avanzamento spedito e corale delle questioni. In linguistica forma e contenuto si chiamano rispettivamente "significante" e "significato", ovvero come è scritto un termine e qual è la sua sostanza. Ai fini pratici, nella parola i due piani devono coincidere, altrimenti si generano incomprensioni. 

Sinceramente non mi sono mai interessata di mafia fino al momento in cui i cartolarizzatori non mi hanno pignorato il conto corrente bancario e la PostePay per meno di 5 euro totali nel novembre scorso. Ci ho riconosciuto un fare mafioso: un modo persecutorio, senza prescrizione, prepotente, mascherato da scatole cinesi, con a capo personalità inattaccabili: un sistema approvato dallo Stato, che per la sua operatività mette a disposizione l'apparato burocratico dei tribunali, contro i quali non è possibile ribellarsi, perché i livelli sono impari: comandano i soldi, crediti trasformati in carta non tanto straccia. 

Così sono andata a scoprire la storia delle origini della mafia e se è vero che l'antimafia opera su sospetti, in base ai quali gli stessi uffici hanno messo in croce aziende specchiate, mi sento in diritto di fare anch'io la stessa cosa: al tribunale mi dimostrassero che nelle cartolarizzazioni dei crediti delle banche non c'è la mafia. Per me la mafia nelle cartolarizzazioni dei crediti bancari è UN POSTULATO. 

Dovrebbe quindi essere compito dei giuristi del tribunale, se avessero a cuore l'economia del Paese, al fine di difendere le aziende dal fallimento, continuare sulla scia di Giovanni Falcone e attivare il "follow the money" anche nei fallimenti. Invece tutto tace, governa la "dura lex, sed lex", perché il commercio generato dalle aste giudiziarie per loro è lavoro, scisso da ogni logica, valore o anche studio statistico: si sono chiesti al tribunale di Perugia quante aziende hanno fallito in Umbria, perché hanno contratto un mutuo con l'Unicredit alla vigilia delle crisi? Per i tribunali non esiste altro termine di paragone se non l'autoreferenzialità di persone che non producono ricchezza, ma che generano speculazioni sulla distruzione di aziende e di persone. 


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Roberta Niccacci è laureata in lingue e letterature straniere moderne all'Università degli Studi di Perugia. Parla correntemente inglese, francese e tedesco. È…una pioniera Erasmus e ha condotto gli studi per la sua tesi di laurea alla Sorbonne Nouvelle Paris III. Originaria di Deruta (PG), ha prestato la sua formazione umanistica a servizio della clientela dell’azienda artigiana di famiglia, che ha chiuso i battenti nel 2011. Da allora ha portato avanti studi a valorizzazione del territorio per nuovi modi di fare impresa nell’artigianato artistico, partendo da arte e cultura. Il suo grande sogno è di fondare un'azienda che trasformi in realtà la sua esperienza di questi anni. Dal dicembre 2020 è un’imprenditrice in ripartenza presso la Onlus “100mila ripartenze” con sede a Treviso. Talenti: Activator, Adaptability, Communication, Context, Futuristic.

venerdì 7 maggio 2021

La mafia ti cerca anche dopo morto


In Italia la cartolarizzazione dei crediti non dovrebbe esistere. Si renderebbe necessario l'intervento della commissione antimafia contro una delinquenza approvata dallo Stato. Perché? Perché dietro alle cartolarizzazioni e conseguenti recuperi crediti c'è la mafia. 

Il fallimento non si ferma neanche davanti alla morte di un debitore. Sono segni orrendi di una civiltà non evoluta, cinica e crudele come la mafia, che in essa opera e che ha messo le radici in tutta Italia. Come disse Andrea Camilleri, in Italia "Siamo portatori sani di mafia."

Andiamo alla mia esperienza personale.  

la mia guerra a colpi di saggi contro
il commercio illecito dei fallimenti
Da diversi mesi ricevo le telefonate da più call center di recupero crediti. Hanno il mio numero di cellulare nell'anagrafica di un mio amico deceduto più di due anni fa. Lo avevo aiutato a fare i contratti per le utenze della sua casa, ora all'asta. Si era rivolto a me, perché in questi anni sono diventata una combattente, essendo finita anch'io nelle stesse acque putride del fallimento, sabbie mobili della nostra società. Invece lui non ce l'ha fatta a resistere. È morto il giorno del suo compleanno. Si è lasciato morire, perché era un medico.  

I cartolarizzatori quindi ti vengono a cercare anche dopo morto. Ho spiegato ai call center di non dovere nulla nella mia persona di quanto loro chiedono, che io sono una donna e non un uomo, che la loro azienda nei miei confronti è in violazione della privacy. Mi rispondono che è così la legge. Ma come sono finita in quell'anagrafica? Intanto io rispondo loro che i morti non si disturbano. 

Ieri mi hanno chiamato da un call center in Albania. Stamattina di nuovo. Anche la mafia si organizza per risparmiare, andando in subappalto in Paesi più economici. Io non ho parole. 

Come può lo Stato permettere azioni obbrobriose di questo genere, ovvero che anche i morti non trovino pace davanti alla mafia, che acquista i crediti delle banche e che poi perseguita anche i contribuenti deceduti? Intanto i tribunali fallimentari portano via i beni materiali ai morti, perché si fallisce anche dopo morti. 



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