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martedì 20 luglio 2021

Tutto a meno di un euro



I burocrati della giustizia, che lavorano per i tribunali fallimentari, si adoperano per un mercato parallelo a quello legale. Svendono i beni sudati di piccoli imprenditori artigiani, come la nostra azienda, a meno di cento euro al metro quadrato. Mandano avanti gli "esperimenti" d'asta fino a raggiungere il cosiddetto "prezzo vile". È il caso della nostra fabbrica: sabato scorso si è riaperta l'asta del nostro ex laboratorio per meno di cento euro al metro quadrato (le foto del laboratorio sono errate). 

Questo non è un caso isolato ma il destino di laboratori artigiani e prime case di persone che, oltre ad aver subito una sfortuna in tempo di crisi, vedono sfregiata la dignità del proprio lavoro e insoddisfatte le richieste dei creditori. La storia del laboratorio all'asta della CAMA DERUTA (PG) va avanti dal 2008. Il provvedimento era nato come E.C. (esecuzione civile), la proprietà requisita dal Tribunale per conto dell'Unicredit. 

La stima del perito del Tribunale era di più di 700mila euro per 1.530 metri quadrati tra muratura e terra. La fabbrica è andata all'asta nel 2013 a 605mila euro. Sono passate 15 aste deserte e ora è la volta della 16a asta per 134mila euro circa. Nella foto della pagina non hanno neanche messo le foto giuste. Ci hanno scritto che stanno regalando un "magazzino" al posto di un "laboratorio artigiano". Sulla pagina dell'asta ci sono infatti le foto del fabbricato che fa parte della nostra abitazione in una via diversa da quella della fabbrica. 

Facendo un conto matematico di quanto costa il nostro ex laboratorio della CAMA andato all'asta, scopriamo che: 134.708,44 euro diviso 1.530 fa 88 euro al metro quadrato. Non credo che cambi qualcosa a scorporare la metratura dei muri dalla striscia di terra a giardino piantumato della proprietà. Come nella scritta "Arbeit macht frei" i burocrati si prendono pure gioco dei falliti e chiamano il sito asta legale. Cinismo e tortura dei tempi moderni è dire poco, forse meglio violenza gratuita verso persone inermi per gli interessi di speculatori e professionisti del mestiere? 


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domenica 18 luglio 2021

Le ceneri del morto

 


Dopo più di dieci anni dal sequestro della nostra ex fabbrica da parte del Tribunale, forse questa è la volta buona che vendono l'edificio all'asta. Il prezzo infatti è sceso di oltre un quarto del suo valore inizialmente stimato. Chi compra fa un vero affare. Devo interpellare le costellazioni familiari per scoprire come mai da diverse generazioni, almeno dal bisnonno Pompeo, noi abbiamo continuato a farci dare le legnate da gente che non ci allaccia neanche le scarpe. 

Parlo in questo caso dei burocrati, che si permettono in un Paese che vive di arte e cultura, di distruggere per sempre (e in che modo!) un'azienda artigiana insieme alle persone che hanno contribuito a mantenerla, per raccogliere briciole dal loro patrimonio mobiliare e immobiliare. Come se fosse passata una mandria di animali allo stato brado, la nostra ex fabbrica all'asta è ora distrutta, sventrata di ogni bene regalato alle aste al primo arrivato. Sono rimasti i muri. 

Ora i giudici hanno pieni poteri e quindi possono svendere anche oltre il 50% del valore di un immobile. Il babbo ha detto che non intende fare opposizione, sempre per mantenere la linea di prendere le botte fino in fondo. Comunque qui ha ragione, perché non ci sarebbe tanto da fare. Si spenderebbero soldi per l'avvocato, che in una causa di fallimento è come un medico che assiste un malato terminale, soldi che non abbiamo. 

Chissà se prima di dare la fabbrica al fortunato cliente delle prestigiose aste giudiziarie, ci permetteranno di raccogliere le ceneri di ciò che è rimasto della fabbrica. In soffitta avevo fatto delle scatole dei ricordi, in cui avevo messo pezzi a me cari. Poi ci sono strumenti da lavoro degli anni Cinquanta, come il tornio di legno e degli sgabelli messi insieme alla meglio. Chissà se si sono presi anche questi. Forse per legge le ceneri del morto devono andare in discarica. Far soffrire le persone in questo modo è indegno di un Paese civile. Tutto questo per far guadagnare gli speculatori e i "burocrati" della giustizia, che hanno pure la prededuzione sulle somme incassate alle aste. 

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sabato 17 luglio 2021

Devi schiantare

Lunedì scorso su "IL FATTO QUOTIDIANO" è uscito un articolo dal titolo "Il girone infernale delle aste schianta famiglie e creditori", in cui interviene Giovanni Pastore, imprenditore, uno dei fondatori dell'associazione Favor Debitoris. Si affronta il tema del ribasso del valore delle case all'asta, che conduce al prezzo vile, conseguenza della legge 132/2015 detta "Legge Renzi". 

Alla faccia dei partiti di sinistra, che difendono la democrazia e che si vendono alle banche, dove loro pensano, si trovino i risparmi degli italiani. Così proteggono gli italiani. Mi sembra di sentir parlare i governanti tra di loro per trovare le soluzioni in materia di aste. Neanche l'ultimo uomo della strada ragionerebbe in questi termini, ovvero: «svendiamo ancora di più le case all'asta degli italiani, così si snellisce il numero di abitazioni che sono all'asta e si tolgono di mezzo i faldoni, che impediscono lo scorrimento dei processi in Italia»

Come ha detto giustamente una degna persona fallita ma colta, nei fallimenti non si va alla fonte del problema. Per essere più chiari, facciamo un paragone con la questione dell'immondizia nelle grandi città: si avvicinano i cinghiali ai cassonetti? Pensiamo come ammazzare i cinghiali, anziché risolvere il problema dell'immondizia, causa di attrazione degli animali verso i centri abitati. Credo che questo sia un paragone calzante con il problema del fallimenti in Italia: facciamo schiantare le famiglie fallite e il problema è risolto. 

Ciò di cui non mi posso capacitare è come nelle sezioni fallimentari non si rendano conto della distruzione che stanno operando e come non si ribellino alle disposizioni stesse dello Stato. Ma si può essere dei burocrati fino a questo punto? Oppure ci sono interessi personali a oliare la fiorente industria del fallimenti? Come funziona il fallimento nei Paesi civili? Fanno schiantare le persone come in Italia? 

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lunedì 5 luglio 2021

1971: 40 anni al fallimento


In questo mese di luglio si terrà la 3a puntata della storia della CAMA, l'azienda artigiana della mia famiglia in fallimento da dieci anni. L'istanza di fallimento è stata infatti depositata in tribunale il 30 dicembre 2011. Poi i miei genitori sono stati convocati in tribunale a Perugia nel mese di marzo 2012. Il mio invito ai dipendenti è di impegnarsi a salvare i propri posti di lavoro, il patrimonio artistico e soprattutto pensarci più di una volta prima di portare una famiglia alla rovina: dietro una piccola azienda artigiana c'è una famiglia. 

Ricostruire è per me il mantra da seguire, o meglio ancora innovare il modello d'impresa col contributo dei dipendenti, che arrivano in soccorso delle aziende in difficoltà. Io ci avevo provato coi dipendenti della CAMA: avevo lanciato la proposta di una cooperativa, che avrebbe riportato la CAMA alle sue origini. Nel 1954 infatti, in piena crisi per Deruta, nove operai si erano messi insieme per tentare la strada dell'impresa a Deruta (PG), capitale italiana della majolica. 

La Cooperativa Artigiana Majoliche Artistiche ebbe vita breve, perché la maggioranza dei soci non resse alla prova, o meglio seguendo l'adagio "piatto ricco mi ci ficco" aprirono per conto proprio. Nel 1960 rimasero tre soci, che si unirono in una società di fatto. Poi di nuovo con gli anni Settanta i soci si ritrovarono in due. Nel 1971 il mio nonno Nazzareno Niccacci, che era stato sempre presidente della CAMA, venne lasciato da solo. Fu così che, in mancanza della maggioranza dei soci, i miei genitori si ritrovano a ricevere le quote della CAMA. 

Ora tutto il campionario della CAMA dal 1971 al 2011 è stato venduto alle Aste Giudiziarie ad un ex concorrente di Deruta per poche centinaia di euro. Centinaia e centinaia di pezzi di campionario, del valore inestimabile, tutta la storia della nostra azienda finita nelle mani della concorrenza, che chissà cosa ne farà. Un prezzo vile a fronte di una vita di lavoro e sacrifici della nostra famiglia. I dipendenti in tempo di crisi hanno puntato al tfr, che in 40 anni non avevano mai richiesto e che invece ora sembrava indispensabile. Il dipendente che ci ha fatto fallire col tfr ci ha comprato un'Alfa Romeo nuova di concessionario, che ora sta in garage. Evidentemente il denaro del tfr non era necessario per mangiare. In confidenza ha ammesso di essere stato mal consigliato dai sindacati. 


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Blog fondato nel 2009 per documentare il viaggio di rinascita della CAMA, azienda artigiana storica di Deruta (PG). Con gli esiti del fallimento che dura da 10 anni e l'unico sostegno di arte e cultura. Dal mese di gennaio 2021 il blog parla italiano.
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