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venerdì 17 dicembre 2021

Perché i falliti giudiziali non interessano a nessuno?


Non so tra quanti anni si concluderà il fallimento della nostra fabbrica sentenziato ufficialmente dal tribunale nel mese di marzo 2012. Forse nel frattempo i miei genitori saranno morti e io li avrò fatti seppellire in due fosse per terra a carico del comune di Deruta. I miei genitori sono già avvertiti della sorte che toccherà loro "post-mortem", per usare un latinismo dei "brocardi", che tanto piacciono alle basse e alte sfere della giurisprudenza e del diritto. 

Intanto ora il nostro laboratorio artigiano se l'è aggiudicato una ex concorrente di Deruta all'80% del suo valore stimato; a fine gennaio 2022 la banca raccoglierà dall'acquirente 118.000 euro a distanza di quattordici anni dall'esecuzione immobiliare della fabbrica. Di questi 118.000 euro, il 25-30% andrà per prelazione ai "professionisti", che hanno eseguito la macellazione dell'azienda per conto del tribunale. 

Per continuare, dei 118.000 euro della vendita all'asta della fabbrica rimangono quindi a disposizione della banca creditrice solo circa 80.000 euro, che divisi per 14 anni sono intorno ai 6.000 euro all'anno. Non avrebbe fatto meglio la banca a lasciarci il laboratorio e a trovare una soluzione alternativa per non uccidere la gallina dalla uova d'oro, la nostra azienda, che ha sempre prodotto per la banca profumati interessi passivi? 

Infine, quanto ha speso lo Stato per la procedura fallimentare della Majoliche Artistiche Cama Deruta dal 2008 a oggi, considerando anche l'esecuzione immobiliare? E poi non è finita qui. Quanto spende lo Stato per la macchina distruttiva di annientamento delle aziende per conto dei creditori? Al contrario, quanto guadagna lo Stato dal fallimento delle aziende artigiane? 

Quindi, se i falliti non interessano niente a nessuno (governo, partiti politici, comuni, regioni, associazioni di categoria, gente comune), un minimo di sensibilità dovrebbe nascere riguardo all'economia dei fallimenti, quando si toccano le tasche degli italiani, di quanto convenga di conseguenza allo Stato fare da tesoriere a banche, malaffare e speculatori. Quanto fruttiamo in poche parole alla fiorente industria dei fallimenti e qual è il costo sostenuto dallo Stato? 

Nel frattempo i miei genitori sono in attesa di sapere cosa ne sarà della loro prima casa, dove abitiamo, finita all'asta nel maggio scorso: ci toglieranno anche l'abitazione, per regalarla a qualcuno che pensa di farci un affare. I potenziali affaristi devono tenere conto però che è una casa degli anni Sessanta, dove ci sarebbero da fare molti lavori. Di conseguenza mi sto organizzando coi genitori per portarli in casa di riposo, sempre che gli istituti accettino di essere pagati con una buona pensione da artigiani, così da farci trovare preparati all'uscita di casa. 




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lunedì 2 agosto 2021

Frullatore gigante a lame lunghe

Frullatore gigante turbo con 
bicchierone in acciaio inox da 5 lt. 
e speciali lame lunghe 


Le bande organizzate di attacco dei fidejussori, conosciute nel linguaggio tecnico come "cartolarizzanti", hanno raggiunto una signora palermitana di 77 anni, portandole via il suo appartamento in centro a Palermo. La vicenda è ora in mano della procura, che chissà magari si renderà conto di quel che succede in Italia in un fallimento. In tale disgrazia c'è anche chi fallisce due volte: sono i fidejussori. La storia della signora è eclatante e significativa di come viene utilizzato il frullatore gigante più grande in commercio per uso professionale: con questo elettrodomestico le banche fanno lievitare gli interessi, pertanto un credito da loro vantato può crescere a dismisura e tu non riesci più a liberarti del tuo debito, che ti si attacca come la peggiore delle peci. Sei come un sorcio finito nella colla. 

I fidejussori, spesso ex soci di aziende fallite, sono
come i sorci finiti nella pece.
 Non si liberano per la vita.  
Per loro non esiste esdebitamento. 
Come è possibile che lo Stato permetta alle banche di prendere a due mani su uno stesso credito, tramite i tribunali fallimentari e anche per mezzo dei cartolarizzanti all' attacco dei fidejussori? I cartolarizzanti possono arrivare a fare una cresta del 1000% su un credito e con la signora di Palermo sono andati a segno, visto che il credito si è tradotto in un immobile di pregio rivendibile al suo prezzo di mercato e che speculatori senza scrupoli acquistano all'asta ad un terzo del suo valore. Ecco l'articolo de La Repubblica datato 31 luglio 2021. 

Il frullatore gigante ha fatto lievitare gli interessi del debito della signora di 60 mila euro all'anno. Molto efficiente come macchina di distruzione, dotata di lame lunghe speciali, il cui motore può andare avanti anche per vent'anni, senza che tu possa uscirne se non spogliata di tutti i tuoi beni, col silenzio dello Stato e dei governanti. A cosa porterà l'intervento della procura? 

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sabato 17 luglio 2021

Devi schiantare

Lunedì scorso su "IL FATTO QUOTIDIANO" è uscito un articolo dal titolo "Il girone infernale delle aste schianta famiglie e creditori", in cui interviene Giovanni Pastore, imprenditore, uno dei fondatori dell'associazione Favor Debitoris. Si affronta il tema del ribasso del valore delle case all'asta, che conduce al prezzo vile, conseguenza della legge 132/2015 detta "Legge Renzi". 

Alla faccia dei partiti di sinistra, che difendono la democrazia e che si vendono alle banche, dove loro pensano, si trovino i risparmi degli italiani. Così proteggono gli italiani. Mi sembra di sentir parlare i governanti tra di loro per trovare le soluzioni in materia di aste. Neanche l'ultimo uomo della strada ragionerebbe in questi termini, ovvero: «svendiamo ancora di più le case all'asta degli italiani, così si snellisce il numero di abitazioni che sono all'asta e si tolgono di mezzo i faldoni, che impediscono lo scorrimento dei processi in Italia». 

Come ha detto giustamente una degna persona fallita ma colta, nei fallimenti non si va alla fonte del problema. Per essere più chiari, facciamo un paragone con la questione dell'immondizia nelle grandi città: si avvicinano i cinghiali ai cassonetti? Pensiamo come ammazzare i cinghiali, anziché risolvere il problema dell'immondizia, causa di attrazione degli animali verso i centri abitati. Credo che questo sia un paragone calzante con il problema del fallimenti in Italia: facciamo schiantare le famiglie fallite e il problema è risolto. 

Ciò di cui non mi posso capacitare è come nelle sezioni fallimentari non si rendano conto della distruzione che stanno operando e come non si ribellino alle disposizioni stesse dello Stato. Ma si può essere dei burocrati fino a questo punto? Oppure ci sono interessi personali a oliare la fiorente industria del fallimenti? Come funziona il fallimento nei Paesi civili? Fanno schiantare le persone come in Italia? 

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mercoledì 12 maggio 2021

Mungi la mucca e ammazza il bue


Se passi per un fallimento, puoi conoscere la vera natura del popolo, con cui ti trovi a vivere e di cui per anni ne hai difeso il buon nome tramite la tua azienda artigiana esportatrice nel mondo. Ecco l'Italia dei fallimenti, una vera e propria industria, in cui si insinua la mafia. 

Le forze in campo sono le seguenti, in ordine di rispettabilità sociale: 

1. Avvocati, detti "burocrati di lusso", con i gradi successivi: giudici, magistrati etc.; 

2. Sindacalisti; 

3. Commercialisti e consulenti; 

4. Dipendenti delle aziende private; 

5. Aziende private fallite, ovvero "il bue"  

Le posizioni da 1. a 3. sono zecche passive, che non producono ricchezza, ma che sono interessate rispettivamente a mungere la mucca, nella figura dei sindacati, ovvero a sfruttare le risorse dell'Italia finché possibile. Quale merito miracoloso avranno i dipendenti in fase di fallimento di un'azienda privata per godere di cassa integrazione, tfr e disoccupazione, mentre gli imprenditori non sono tutelati? Gli altri, ovvero avvocati, commercialisti e consulenti si occupano invece di ammazzare il bue, ovvero chi produce ricchezza, le aziende private in fondo alla lista. In natura sul bue ucciso si sfamano infatti i leoni, poi gli avvoltoi e infine gli insetti. Tanto poi ci saranno altri imprenditori italiani che apriranno altre aziende in Italia. Gli stessi operatori di giustizia non si fermeranno finché non avranno raschiato il barile e tu, fallito, avrai come conseguenza la morte civile. 

Il fallimento in Italia è una vera e propria industria, basata su un regio decreto del 1942, che dà lavoro a tutte le zecche dei burocrati e in cui i dipendenti privati traditori si prestano ad ammazzare il bue, la loro azienda, perché incapaci di autogestione. I più alti nella lista tengono a che i dipendenti delle aziende private rimangano passivi e non conquistino la loro libertà. I sindacati stessi non hanno interesse a generare consapevolezza nei dipendenti privati per riprendere le aziende in sofferenza, ad aiutare il "padrone" in tempo di crisi. I sindacati preferiscono invece sostenere l'industria dei fallimenti, una pratica crudele di persone senza scrupoli, menefreghisti, maiali infiocchettati, persone senza dignità, che si dicono nostri connazionali e si chiamano italiani. 

E dire che si ammazza il bue in nome dei diritti, valori che poi si traducono in soldi. È proprio quando si mascherano i delitti con i valori, che qui si insinua anche la mafia tramite le banche e i loro crediti deteriorati. Questi no, i crediti non possono morire. Non esiste prescrizione. Al posto dei crediti delle banche deve morire il bue, che garantiva il gettito delle tasse nelle casse dello Stato. I crediti delle banche permettono così di mantenere salda l'industria dei fallimenti. Con le banche di mezzo e il loro seguito di scatole cinesi dei cartolarizzatori tu, bue, non hai scampo. Siamo un popolo di venduti e quando andremo a finire male, ne conosceremo almeno la ragione. 


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Roberta Niccacci è laureata in lingue e letterature straniere moderne all'Università degli Studi di Perugia. Parla correntemente inglese, francese e tedesco. È…una pioniera Erasmus e ha condotto gli studi per la sua tesi di laurea alla Sorbonne Nouvelle Paris III. Originaria di Deruta (PG), ha prestato la sua formazione umanistica a servizio della clientela dell’azienda artigiana di famiglia, che ha chiuso i battenti nel 2011. Da allora ha portato avanti studi a valorizzazione del territorio per nuovi modi di fare impresa nell’artigianato artistico, partendo da arte e cultura. Il suo grande sogno è di fondare un'azienda che trasformi in realtà la sua esperienza di questi anni. Dal dicembre 2020 è un’imprenditrice in ripartenza presso la Onlus “100mila ripartenze” con sede a Treviso.

Talenti: Activator, Adaptability, Communication, Context, Futuristic


martedì 30 marzo 2021

Non vuole morire


La febbre Spagnola in inglese si chiamava "Influenza" 

"Spingi dalla tua parte!" 

"Sto spingendo."

"La bara non si chiude!"

Scene di ordinaria amministrazione ai tempi della Spagnola, in cui le persone spiravano per strada affogati nel liquido dei propri polmoni. Uomini e donne finivano col morire gonfi, come si dice quando si impreca contro qualcuno, almeno dalle mie parti: "Morissi gonfio!". Ora, alla luce della lettura del libro di Laura Spinney "1918. L'influenza spagnola. La pandemia che cambiò il mondo" (Marsilio Nodi, 2017, pp.348), mi rendo conto che la Spagnola ha lasciato in eredità anche i suoi modi di dire. 

La stessa immagine della bara che non si riesce a chiudere mi si presenta davanti, quando penso alla Cama Deruta, la fabbrica della mia famiglia, che a distanza di nove anni dal fallimento non vuole morire. È sopravvissuta dagli anni Cinquanta alle fuoriuscite dei soci della cooperativa, a litigi e a lotte interne con l'ultimo socio inizi anni Settanta, dopo i quali il mio babbo ha deciso di condannarci come famiglia a caricarci del fardello della fabbrica, anni dopo, come unico titolare con la mia mamma, contro ogni volere dei parenti e del nonno. Tuttavia finora la fabbrica non aveva mai avuto a che fare coi dipendenti, che l'hanno fatta fallire nel 2011 dopo un paio d'anni di aggravamento della sofferenza. La colpa è la mia, avevo riunito i dipendenti, pensando di rilanciare con loro la cooperativa originaria. Un buy-out: vendere sul mercato il valore dell'unione come primo prodotto.  

Ho letto il libro di Laura Spinney nel 2018, nel corso delle mie ricerche per il saggio sul cantante lirico Berardo Berardi, morto di Spagnola, soffocato nel liquido dei suoi polmoni, lui che era un cantante. Quale destino atroce più che per altre persone, essere attaccato nell'organo che ti dà il sostenamento anche economico e col quale eserciti la tua arte. Un uomo forte e robusto nel fiore degli anni. Questi ed altri pensieri concludono la mia settimana dedicata alla ricorrenza del nono anno dalla sentenza di fallimento della Cama Deruta. I post riprenderanno con cadenza settimanale, ogni lunedì. 



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venerdì 26 marzo 2021

Cambia il curatore fallimentare

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo
di Strasburgo














Quando fallisci, vai in balia dei burocrati, che ti porta dentro casa il Tribunale fallimentare. Ogni curatore la pensa in modo diverso e questo aumenta la tua situazione di incertezza, che in Italia può proseguire per anni e anni, superando almeno il decennio dall'anno del fallimento della tua azienda. 

Siccome non ne posso più di subire questo stato di cose, avrei deciso di appellarmi alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo a Strasburgo. Il fare dei burocrati si rivela del tutto simile al modo di fare dei mafiosi, ovvero tramite un insaziabile e progressivo incedere con nuove aggressioni psicologiche, che non trovano una fine. Si può riconoscere qui il reato di tortura verso altri esseri umani? 

Vorrei aggiungere che la situazione peggiora notevolmente, in quanto la burocrazia italiana è particolarmente lenta, e quindi lo stillicidio non ha mai fine. Inoltre non si capisce come funzionino le cose: perché mi hanno svincolato la Postepay e il mio conto corrente è ancora bloccato, senza poter accedere ai servizi? 

Mi dicono che chi fallisce o i suoi fidejussori, nella mia persona, siano sempre dalla parte del torto ma come è possibile che io non possa ottenere giustizia, denunciando ad esempio il fatto che tre dipendenti della nostra azienda, sane per il medico nelle visite annuali per tutti gli anni in cui hanno lavorato alla fabbrica, poi per il medico dei sindacati in coincidenza col fallimento, siano diventate vittime del lavoro e così percepiscano la pensione tramite approvazione dell'Inail? 

Come fai a fidarti di questo sistema di burocrati, magari cinici e più falliti di me, entrati a lavorare con il Tribunale per via di raccomandazione? 

Così oggi ho ripreso a bestemmiare e a imprecare cancri e paralisi a destra e a manca, a partire dai dipendenti che hanno fatto fallire la fabbrica, poi a chi ricompra le nostre cose, quando la mamma mi ha chiamato al telefono, dicendomi che tra un mese cambierà il curatore fallimentare dentro casa. Mi ha detto che non si sa quel che succederà col nuovo curatore, perché non si sa come la pensi. Dove non esiste la scientificità, si fa avanti anche il libero arbitrio di chi ti tiene imprigionato. 

Anche gli avvocati sono burocrati, per quanto di lusso.
Gli avvocati dell'articolo
hanno parlato, non sapendo di non avere coperture
di qualche circolo di privilegiati. Si sono esposti ma
hanno detto la verità. Vi auguro di morire di stenti, tutti quanti,
perché accettate del denaro a fronte delle disgrazie di altre 
persone, senza ritegno. Vi maledico. 
Ma si può vivere in questo modo, quando i creditori, ovvero le banche, si sono prese il laboratorio e la casa, dopo dieci anni non hanno realizzato quel che dovevano e così non la finiscono di tartassare la nostra famiglia, proprio come farebbero i mafiosi? Perché lo Stato presta il fianco alle banche e ci paga pure i suoi burocrati a fare da segretari, curatori fallimentari e compagnia bella? 

Non c'è prescrizione o un limite temporale oltre il quale le persone che hanno fallito possano pensare di rifarsi una vita, o almeno i loro figli possano essere svincolati da un destino atroce? Sarà anche vero che nella Bibbia sta scritto che i figli paghino gli errori dei genitori ma né io né mio fratello abbiamo ammazzato Gesù Cristo, perché quando siamo nati noi, lui era già morto da un pezzo. 

Comunque ora io mi sento libera di maledire sia lui che la sua veneranda madre. Vediamo chi si stanca per primo. 

















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giovedì 25 febbraio 2021

Col cappello in mano

Quando in piena crisi economica ti trovi in una situazione disperata, perdi tutto ciò che avevi: azienda, casa e proprietà, ma sei convinta che la crisi unisca, non stai partendo con il piede giusto. 

Non è così, non esiste unione, perché le crisi dal 2001 al 2008 hanno colpito le piccole imprese italiane a macchia di leopardo; non sono state crisi causate da una guerra, in cui tutti si sono alleati alla pari per ricostruire paesi e città per il bene comune. Le crisi di questi anni, no, non hanno prodotto questo risultato. 

Ora viene in soccorso il Covid, in cui un po' tutti i piccoli impreditori possono vedere la loro attività sfuggire di mano, provando la paura di perdere ogni bene da un momento all'altro ma soprattutto di indebitarsi. Ecco in quali acque mi sono trovata a suo tempo con l'azienda della mia famiglia, ma non c'era lo Stato in soccorso. 

Così, dieci anni fa, animata dai migliori propositi, immediatamente dopo la chiusura della fabbrica, mi sono rivolta ad ex concorrenti del mio paese, col cappello in mano ho bussato alla loro porta per portare i miei clienti, i Friends of Cama, che ancora sono in contatto con me, la mia eredità intangibile e più preziosa. Poi sono andata da associazioni, amministrazioni, professionisti, dirigenti, gente comune per portare la mia creatività al servizio degli altri, per vivere un'esperienza di rinascita comunitaria. Un'illusione. Quando bussi alla porta di qualcuno in tempi di crisi, sei già perdente. Non ci sarà niente di buono per te. Le eccezioni sono poche e i rischi molti, perché si incontrano anche persone che ti vogliono usare. Ho infatti incontrato almeno tre narcisisti. 

Quindi a distanza di anni, mi rendo conto che sarebbe stato più opportuno per me iscrivermi ad un'università di economia e commercio, o marketing e amministrazione d'azienda o scienze economiche. Ambiti in cui non sono ferrata e che mi sarebbero serviti per trovare una soluzione adeguata alla mia visione d'azienda del futuro e magari essere accolta degnamente. Avrei guadagnato molto in tempo e formazione, sarei entrata in contatto con gli ambienti giusti e avrei trovato qui gli strumenti utili per fare innovazione anche insieme ad altri. 

Senza rassegnazione e senza rammarico per gli anni spesi e le brutte figure fatte, riparto ora col concetto che non mi do per vinta, che l'età non conta, puntando sulla consapevolezza acquisita e continuando a coltivare il mio sogno di incontrare persone alla pari, che desiderano ricostruire insieme a me un' impresa innovativa nel dopo-Covid. 

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