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domenica 18 luglio 2021

Le ceneri del morto

 


Dopo più di dieci anni dal sequestro della nostra ex fabbrica da parte del Tribunale, forse questa è la volta buona che vendono l'edificio all'asta. Il prezzo infatti è sceso di oltre un quarto del suo valore inizialmente stimato. Chi compra fa un vero affare. Devo interpellare le costellazioni familiari per scoprire come mai da diverse generazioni, almeno dal bisnonno Pompeo, noi abbiamo continuato a farci dare le legnate da gente che non ci allaccia neanche le scarpe. 

Parlo in questo caso dei burocrati, che si permettono in un Paese che vive di arte e cultura, di distruggere per sempre (e in che modo!) un'azienda artigiana insieme alle persone che hanno contribuito a mantenerla, per raccogliere briciole dal loro patrimonio mobiliare e immobiliare. Come se fosse passata una mandria di animali allo stato brado, la nostra ex fabbrica all'asta è ora distrutta, sventrata di ogni bene regalato alle aste al primo arrivato. Sono rimasti i muri. 

Ora i giudici hanno pieni poteri e quindi possono svendere anche oltre il 50% del valore di un immobile. Il babbo ha detto che non intende fare opposizione, sempre per mantenere la linea di prendere le botte fino in fondo. Comunque qui ha ragione, perché non ci sarebbe tanto da fare. Si spenderebbero soldi per l'avvocato, che in una causa di fallimento è come un medico che assiste un malato terminale, soldi che non abbiamo. 

Chissà se prima di dare la fabbrica al fortunato cliente delle prestigiose aste giudiziarie, ci permetteranno di raccogliere le ceneri di ciò che è rimasto della fabbrica. In soffitta avevo fatto delle scatole dei ricordi, in cui avevo messo pezzi a me cari. Poi ci sono strumenti da lavoro degli anni Cinquanta, come il tornio di legno e degli sgabelli messi insieme alla meglio. Chissà se si sono presi anche questi. Forse per legge le ceneri del morto devono andare in discarica. Far soffrire le persone in questo modo è indegno di un Paese civile. Tutto questo per far guadagnare gli speculatori e i "burocrati" della giustizia, che hanno pure la prededuzione sulle somme incassate alle aste. 

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mercoledì 14 luglio 2021

Peso specifico


Dalla mia esperienza di questi anni in giro per l'Italia, ho avuto modo di sperimentare che il mondo non ascolta il singolo cittadino, che non ha "peso specifico". Eppure risulto molto comunicativa e di una buona stazza: insomma mi si vede e mi si sente. Almeno ne ero convinta, finché facevo il mio lavoro. Alla fine l'unico risultato che ho ottenuto, in numerose sperimentazioni, è solo la pubblicazione di un saggio su un cantante lirico umbro, che dà il nome alla corale di Tavernelle (PG), in cui sono entrata come corista nel 2017. Allora ho capito che per fare qualcosa per te e per gli altri devi almeno far parte di un'associazione. 

All'inizio del mio percorso ero persuasa che in tempi di crisi le persone si unissero per ricostruire qualcosa insieme. Invece sembrava che fossimo solo io e la mia famiglia ad aver perso tutto. Altri falliti non si facevano avanti: si erano rinchiusi nelle loro case, a trattare il proprio singolo problema, nella vergogna per l'accaduto e a piangere la propria perdita. Il resto della collettività continuava a fare la vita di sempre, lamentandosi del calo di fatturato e cercando soluzioni a tavolino. Io mi sentivo di poter fare molto per gli altri e per me, perché quando ti succede una disgrazia come il fallimento, puoi essere una risorsa di forza e creatività molto più che in tempi di vacche grasse. 

Invece la realtà è che non ti cerca più nessuno. A Deruta sanno che sono una brava venditrice di majoliche, con gli annessi della mia preparazione umanistica, ma nessuno ti chiama. Sono stata io invece ad andare dagli ex concorrenti, per non disperdere il patrimonio della clientela della nostra azienda, ma sono esperimenti che non mi hanno portato frutto, perché non ero io a gestire le vendite. Col tempo mi sono resa conto che forse sarebbe stato più utile per me seguire un percorso di studi superiori di management aziendale e di marketing, anziché contare solo sulla mia esperienza e sulla mia eredità aziendale. 

In ogni modo il fallimento, che passa per la sezione fallimentare di un tribunale, è un'esperienza crudele, di cui ci si rende conto nel momento in cui vieni toccato personalmente: ti pignorano il conto corrente oppure ti mettono la casa dei tuoi genitori all'asta. I tempi di spoliazione sono molto lunghi e hanno inizio da quando ti mettono i sigilli alla fabbrica. Quindi poi il resto della tua vita sarà sprecata per far guadagnare gli altri su ciò che resta del tuo capitale mobile e immobile: sfregiato, svalutato, distrutto da uno sciame di "professionisti", che vivono sulle disgrazie altrui, senza nessun beneficio per il creditore e per il debitore, eccetto che per i dipendenti tenuti onestamente a libro paga, che sono ultra tutelati a differenza dei datori di lavoro. Siamo noi imprenditori ad essere abbandonati da tutti specie in tempi di crisi. 

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lunedì 14 giugno 2021

Privacy, ISEE e "quant'altro"


Tu per caso hai firmato una liberatoria per la privacy affinché la tua casa all'asta venga diffusa su Internet, sui siti delle agenzie immobiliari e quant'altro, come dicono i burocrati? Io no e neppure mio padre, che risulta proprietario dell'abitazione, andata all'asta lo scorso 25 maggio, deserta, perché i taccagni che ricomprano alle aste vogliono fare l'affare su affare, come a fine stagione succede per i saldi nei centri commerciali. I clienti dello Stato stanno lì in attesa che il prezzo scenda, come gli sciacalli, che si cibano di carne fresca ma anche di carogne. La tua sorte è segnata. 

È successo che in questi momenti di difficoltà, anche pensando al futuro più nero, ovvero di lasciare la nostra casa nel giro di tre/sei mesi dalla svendita all'asta, per la prima volta siamo andati a fare l'ISEE. Ci è stato consigliato dall'assistente sociale, a cui ci ha indirizzato l'assessore alle politiche sociali del nostro comune. Nell'ISEE i miei genitori hanno dovuto per legge dichiarare di essere possessori della casa pignorata. Ma come, io vado per chiedere aiuto, perché mi portano via la casa, e la casa rimane il macigno per cui l'ISEE dei genitori non sarà così basso da poter usufruire di qualsiasi agevolazione da parte del comune di Deruta? 

Tra le agevolazioni a cui accedere noto ad esempio i contributi a fondo perduto dei comuni a beneficio delle famiglie in difficoltà nel pagare l’affitto; sarebbe il caso nostro. Ma tu ti rendi conto, ridotti in questo modo per una tortura fine a se stessa, quella del fallimento, in cui a guadagnarci sono i burocrati, i professionisti che non producono ricchezza ma che fanno quattrini sulle disgrazie altrui. Il fallimento non dovrebbe essere luogo di speculazione, di cui lo Stato si rende partecipe. Il fallimento dovrebbe essere trattato come la prostituzione, al cui commercio lo Stato ha rinunciato, perché non si può lucrare sui sentimenti, sulla malasorte e sulle emozioni delle persone. Non si può fare mercimonio in fatto di sesso, denaro e morte.  

"Fior fiore" si può anche dire
"Crème de la crème"


Questi dei tribunali sono invece autorizzati a fare il comodo loro, andando contro ogni regola del commercio, dei civili rapporti tra le persone, della democrazia e della libertà personale. Così per togliere il velo di rispettabilità sotto cui si celano fior fiore di professionisti, avevo scritto agli avvocati, che furono intercettati mentre dicevano che coi fallimenti si fanno i soldi a palate, quali Bertoldi Mauro e Pompei Nicoletta, sospesi a suo tempo per dieci mesi (con pena ridotta a quattro, perché tra cani non si mordono) con la proposta di scrivere un libro-verità. I soggetti non rispondono alla mail, come non danno segni di vita neanche giudici e avvocati dei tribunali. Su internet non trovo nessun giornalista che scriva dello scandalo delle aste giudiziarie e dei fallimenti. Perché? Perché tanta omertà? Sarà forse che la reticenza sia legata alla mafia, che opera indisturbata nelle sventure dei fallimenti, senza essere riconosciuta come tale neanche dalle alte cariche dello Stato? 


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lunedì 24 maggio 2021

SVENDITA: 40 ANNI A 400 EURO



Il campionario di 40 anni di storia della CAMA DERUTA, centinaia di pezzi insieme ai semilavorati sono stati svenduti all'asta dal tribunale di Perugia a 400 euro. Si potrebbe trattare di anti-dumping? Come può il tribunale essere autorizzato a distruggere un'azienda per regalare strumenti da lavoro e campionature a ex-concorrenti di uno stesso luogo e a speculatori senza scrupoli? 

40 anni equivalgono quindi a 10 euro all'anno: il nostro lavoro di creazione dei prodotti stimato come un escreato, in segno di sfregio della nostra azienda, per il suo contributo al territorio e all'Italia. Ad acquistare il campionario sono state ex-concorrenti di Deruta, alle quali ho tolto subito l'amicizia su facebook. Sono loro a meritare un escreato in faccia, poiché si sono dimostrate per quel che sono: taccagne, miserabili e vigliacche nonostante siano fradicie di soldi e tengano a capi e accessorii firmati. Hanno fatto un affare sulla pelle di compaesani disgraziati! 

Chi ha venduto e comprato
il nostro campionario
della CAMA sono
dei CESSI immeritatamente
coperti d'oro
In quel campionario c'è la storia dei miei genitori, che ancora dipendenti della CAMA DERUTA nel 1971, rimasti senza clienti dopo la divisione del nonno Nazzareno Niccacci con l'ultimo socio, che li aveva lasciati in braghe di tela, si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato a produrre i "bidet" in francese e italiano. C'erano scritte tipo "FATTI I CAZZI TUOI", "CHE SIAN PAPI O CHE SIAN RE, QUANDO SI SIEDON QUI, SON TUTTI COME ME"; in francese "QU'IL SOIT PAPE, QU'IL SOIT ROI, QUAND ICI IL S'ASSOIT, ILS SONT TOUS COMME MOI". I bidet, o meglio WC=cessi in italiano, erano rifiniti in nero, quelli in francese in marrone. Erano incartati a gruppi di 6 e venduti ai turisti tramite i rivenditori.  

Oppure ripenso anche ai pezzi monocottura; oggetti di biscotto, immersi nel bitume marrone-nero e poi in una soluzione lucidante. Dopo cena tornavamo alla fabbrica con la mamma a lavorare e io in sua compagnia. Lì ci aspettava la zia Jolanda, la sorella della mamma, che era venuta a lavorare alla CAMA e che è morta qualche giorno fa. 

Entravamo dalla porta sul retro della fabbrica per andare nella stanza dei forni. Accendevamo una luce fioca. Lì c'era il bitume. Gli oggetti poi, di piccolo pezzo, solitamente bomboniere, si mettevano ad asciugare. Il percorso verso la riconquista della qualità della CAMA, che poi abbiamo conosciuto a partire dagli anni Ottanta, sarebbe stato lungo, ma quei pezzi di campionario avevano per noi ognuno indistintamente un significato particolare: erano oggetti d'affetto. Ora alla CAMA abbiamo perso di nuovo tutto come nel 1971, ma da dieci anni in maniera atroce tramite il fallimento. Non so se, come allora, questa volta ce la faremo a ricominciare. 


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Roberta Niccacci è laureata in lingue e letterature straniere moderne all'Università degli Studi di Perugia. Parla correntemente inglese, francese e tedesco. È…una pioniera Erasmus e ha condotto gli studi per la sua tesi di laurea alla Sorbonne Nouvelle Paris III. Originaria di Deruta (PG), ha prestato la sua formazione umanistica a servizio della clientela dell’azienda artigiana di famiglia, che ha chiuso i battenti nel 2011. Da allora ha portato avanti studi a valorizzazione del territorio per nuovi modi di fare impresa nell’artigianato artistico, partendo da arte e cultura. Il suo grande sogno è di fondare un'azienda che trasformi in realtà la sua esperienza di questi anni. Dal dicembre 2020 è un’imprenditrice in ripartenza presso la Onlus “100mila ripartenze” con sede a Treviso. Talenti: Activator, Adaptability, Communication, Context, Futuristic.

venerdì 14 maggio 2021

Il bue e l'asinello


Coi fallimenti lo Stato permette che si finisca di uccidere il bue, ovvero le piccole aziende artigiane come la nostra. A decidere sono i giudici dei tribunali fallimentari sulla base di un regio decreto del 1942, ovvero di una legge di un tempo antecedente la nostra democrazia. Se vivi l'esperienza di fallimento, ti rendi conto dell'arretratezza del sistema che vige in Italia. Arrivi a capire, una volta per tutte, che il marcio sta alla radice, ovvero nel meccanismo infernale della burocrazia del tempo del re, che oggi chiameremmo "ecosistema", in cui il cittadino è un nemico da sfruttare, perché l'interesse è di garantire che la burocrazia preservi se stessa, che si autoalimenti. 

Nella macchina burocratica, quando tu, imprenditore, non puoi più partecipare al gettito delle tasse, allora se sbagli, devi fallire. Ti prenderemo tutto quello che hai: beni immobili, beni mobili e anche il tuo stipendio, fino alla sua metà, nella malaugurata sorte in cui tu sia uscito da socio dell'azienda. Rimarrai un fidejussore. Faremo in modo che i creditori siano soddisfatti, in particolare le banche. Svenderemo tutti i tuoi beni. Siamo autorizzati. Non esiste anti-dumping neanche per il tuo campionario e i semilavorati rimasti nella fabbrica: li abbiamo venduti all'asta per quattro spicci ad un tuo ex-concorrente rispetto ad un valore migliaia di volte superiore allo stesso. Tu, imprenditore, avrai in cambio la morte civile, perché non si ammettono errori di sorta, neanche in una crisi planetaria. Siamo sotto il re e il re decide che sei un suo indegno sottoposto. Devi morire. Ti verrà requisita la tua libertà. 

Riguardo al concetto di libertà, proprio l'altro giorno, passando in macchina, ho visto un'altra fallita di Deruta. Ho abbassato il finestrino e, commossa tra le lacrime, le ho detto "Siamo anche noi nelle stesse acque. Ci portano via la casa all'asta!". E lei mi ha risposto "Non ne parliamo. Siamo in galera.È così che ci si sente in un fallimento: ti senti privato della tua libertà. 

Intanto ho scoperto che il bue è un toro ammansito dal fatto di essere stato castrato. Chi ci avrebbe mai pensato? In questo modo il bue può essere usato per tirare il carro al mercato oppure l'aratro nei campi. Non male il bue come figura retorica, perché ci riporta ai tempi del re. L'asinello ci conduce ancora più indietro, alla nascita di Gesù! L'asinello sono i dipendenti, che chiamati in causa per illustrare la conseguenza più grave del loro gesto di aver fatto fallire l'azienda, ovvero che ci viene portata via la casa all'asta, ci rispondono che "Ci hanno aiutato" oppure che "Noi non ci siamo più fatti sentire". Ripetono tutti la stessa cosa e questo mi fa veramente paura.  

Allora la mia mamma si è resa conto che aver firmato le fidejussioni per le loro case non è servito a niente. Non sono servite a nulla neanche altre azioni fraterne. Aprirà così gli occhi su quanto per gli altri non valgano i gesti intangibili. Finalmente una cosa positiva! Io vivo di intangibilità, ovvero di studio, comunicazione e marketing, e, nonostante i miei attuali 90 kg. di stazza, nella fabbrica mi sentivo trasparente, perché mi occupavo della vendita delle majoliche contro i dipendenti che realizzavano prodotti tangibili, così belli che si vendevano da soli. 



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mercoledì 12 maggio 2021

Mungi la mucca e ammazza il bue


Se passi per un fallimento, puoi conoscere la vera natura del popolo, con cui ti trovi a vivere e di cui per anni ne hai difeso il buon nome tramite la tua azienda artigiana esportatrice nel mondo. Ecco l'Italia dei fallimenti, una vera e propria industria, in cui si insinua la mafia. 

Le forze in campo sono le seguenti, in ordine di rispettabilità sociale: 

1. Avvocati, detti "burocrati di lusso", con i gradi successivi: giudici, magistrati etc.; 

2. Sindacalisti; 

3. Commercialisti e consulenti; 

4. Dipendenti delle aziende private; 

5. Aziende private fallite, ovvero "il bue"  

Le posizioni da 1. a 3. sono zecche passive, che non producono ricchezza, ma che sono interessate rispettivamente a mungere la mucca, nella figura dei sindacati, ovvero a sfruttare le risorse dell'Italia finché possibile. Quale merito miracoloso avranno i dipendenti in fase di fallimento di un'azienda privata per godere di cassa integrazione, tfr e disoccupazione, mentre gli imprenditori non sono tutelati? Gli altri, ovvero avvocati, commercialisti e consulenti si occupano invece di ammazzare il bue, ovvero chi produce ricchezza, le aziende private in fondo alla lista. In natura sul bue ucciso si sfamano infatti i leoni, poi gli avvoltoi e infine gli insetti. Tanto poi ci saranno altri imprenditori italiani che apriranno altre aziende in Italia. Gli stessi operatori di giustizia non si fermeranno finché non avranno raschiato il barile e tu, fallito, avrai come conseguenza la morte civile. 

Il fallimento in Italia è una vera e propria industria, basata su un regio decreto del 1942, che dà lavoro a tutte le zecche dei burocrati e in cui i dipendenti privati traditori si prestano ad ammazzare il bue, la loro azienda, perché incapaci di autogestione. I più alti nella lista tengono a che i dipendenti delle aziende private rimangano passivi e non conquistino la loro libertà. I sindacati stessi non hanno interesse a generare consapevolezza nei dipendenti privati per riprendere le aziende in sofferenza, ad aiutare il "padrone" in tempo di crisi. I sindacati preferiscono invece sostenere l'industria dei fallimenti, una pratica crudele di persone senza scrupoli, menefreghisti, maiali infiocchettati, persone senza dignità, che si dicono nostri connazionali e si chiamano italiani. 

E dire che si ammazza il bue in nome dei diritti, valori che poi si traducono in soldi. È proprio quando si mascherano i delitti con i valori, che qui si insinua anche la mafia tramite le banche e i loro crediti deteriorati. Questi no, i crediti non possono morire. Non esiste prescrizione. Al posto dei crediti delle banche deve morire il bue, che garantiva il gettito delle tasse nelle casse dello Stato. I crediti delle banche permettono così di mantenere salda l'industria dei fallimenti. Con le banche di mezzo e il loro seguito di scatole cinesi dei cartolarizzatori tu, bue, non hai scampo. Siamo un popolo di venduti e quando andremo a finire male, ne conosceremo almeno la ragione. 


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domenica 28 marzo 2021

Fine pena mai

Se fallisci, non ricevi un colpo secco che
ti finisce, ma vieni scorticato per anni e anni:
IL FALLIMENTO, una tortura dei tempi moderni


Ho in odio i burocrati come la peste, o diremmo oggi come il Covid-19. Ma forse peste calza meglio. La peste sa di bubboni, di mosche che si attaccano allo sterco, di putrescenza. I burocrati in generale sono tutte persone che vivono sulle spalle dei cittadini, che non producono ricchezza, apatici. I burocrati sono come un file non aggiornato. Gente passiva. Non interattiva. Così li vedo io. 

Eppure i burocrati vanno temuti, perché esercitano un potere su di te: in nome della legge, possono anche interpretarla come vogliono. Vestono una divisa, a cominciare dai vigili. Comunque i burocrati hanno sempre ragione, anche quando scrivono male il tuo cognome: "Va bene anche così", sono capaci di risponderti. Eppure a NICCACCI, scritto da loro, manca una C. Solitamente i burocrati sono persone mediocri, hanno una loro scala sociale che può arrivare anche ai burocrati di lusso: gli avvocati, ma ciò non toglie che siano mediocri anche loro. Dipende dal luogo in cui si trovano ad esercitare. Le eccezioni esistono ma sono rare e non migliorano il livello medio dei burocrati. 

Ora esistono dei burocrati che in tempo di crisi si impegnano a distruggere quella ricchezza prodotta da altri cittadini, che loro non sono capaci di generare. Sono come dei boia autorizzati. Sono i burocrati dei Tribunali fallimentari. Come non si vergognano questi burocrati di torturare altri esseri umani. Diventeranno pure cinici o forse ci vuole di essere cinici per lavorare come burocrate per un Tribunale fallimentare. 

La peggiore espressione della burocrazia si rivela quindi nel momento in cui i burocrati del Tribunale fallimentare si avventano su una famiglia di ignari imprenditori, che non hanno pensato bene di trasformare la propria azienda da Snc a Srl. Quindi passi per il girone infernale del fallimento, non per un anno, ma per anni e forse almeno un decennio: comandano i tempi della burocrazia. 

Per mesi e anni a loro comodo, i burocrati finiscono con lo sventrare la tua azienda, vendendola pezzo per pezzo tramite le Aste Giudiziarie a persone senza scrupoli, persone taccagne, già ricche, vigliacche, ignobili, crudeli. Altri mediocri. Poi a seconda dei burocrati che incontri, puoi essere spellato e scorticato tu stesso, quando gli stessi entrano dentro la tua casa, se ne impossessano e cominciano a portarti via gli oggetti di affetto, da vendere sempre alle aste a quattro spicci ad altre persone, che ne vengono in possesso, insultando le persone che ne erano proprietarie. 

La tortura dei burocrati del Tribunale fallimentare può durare per anni e anni, diventando uno stillicidio, in cui tu non sai a chi appellarti. Sei senza difesa e sei come un condannato a morte. La parola chiave è: FINE PENA MAI. La differenza la fa la tortura, unita all'incertezza di ciò che potrà succederti col prossimo burocrate. Ma questa volta, dopo dieci anni di tortura, io ho deciso di ribellarmi per conto della mia mamma, che è stremata e comincia a dare cenni di cedimento. Il cuore non ce la fa più. Chissà se i suoi dipendenti, ai quali ha insegnato un'arte, si rendono conto delle conseguenze che hanno prodotto, quando hanno firmato la sentenza di morte civile, richiedendo il fallimento della Cama Deruta?  


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Verso un nuovo modo di fare impresa nell'artigianato artistico
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