Blog fondato nel 2009 per documentare l'illusorio viaggio di rinascita della CAMA, azienda artigiana storica di Deruta (PG). Con gli esiti del fallimento che dura da 10 anni e l'unico sostegno di arte e cultura. Dal mese di gennaio 2021 il blog parla italiano.
Blog's Translator
domenica 18 luglio 2021
Le ceneri del morto
mercoledì 14 luglio 2021
Peso specifico
All'inizio del mio percorso ero persuasa che in tempi di crisi le persone si unissero per ricostruire qualcosa insieme. Invece sembrava che fossimo solo io e la mia famiglia ad aver perso tutto. Altri falliti non si facevano avanti: si erano rinchiusi nelle loro case, a trattare il proprio singolo problema, nella vergogna per l'accaduto e a piangere la propria perdita. Il resto della collettività continuava a fare la vita di sempre, lamentandosi del calo di fatturato e cercando soluzioni a tavolino. Io mi sentivo di poter fare molto per gli altri e per me, perché quando ti succede una disgrazia come il fallimento, puoi essere una risorsa di forza e creatività molto più che in tempi di vacche grasse.
Invece la realtà è che non ti cerca più nessuno. A Deruta sanno che sono una brava venditrice di majoliche, con gli annessi della mia preparazione umanistica, ma nessuno ti chiama. Sono stata io invece ad andare dagli ex concorrenti, per non disperdere il patrimonio della clientela della nostra azienda, ma sono esperimenti che non mi hanno portato frutto, perché non ero io a gestire le vendite. Col tempo mi sono resa conto che forse sarebbe stato più utile per me seguire un percorso di studi superiori di management aziendale e di marketing, anziché contare solo sulla mia esperienza e sulla mia eredità aziendale.
In ogni modo il fallimento, che passa per la sezione fallimentare di un tribunale, è un'esperienza crudele, di cui ci si rende conto nel momento in cui vieni toccato personalmente: ti pignorano il conto corrente oppure ti mettono la casa dei tuoi genitori all'asta. I tempi di spoliazione sono molto lunghi e hanno inizio da quando ti mettono i sigilli alla fabbrica. Quindi poi il resto della tua vita sarà sprecata per far guadagnare gli altri su ciò che resta del tuo capitale mobile e immobile: sfregiato, svalutato, distrutto da uno sciame di "professionisti", che vivono sulle disgrazie altrui, senza nessun beneficio per il creditore e per il debitore, eccetto che per i dipendenti tenuti onestamente a libro paga, che sono ultra tutelati a differenza dei datori di lavoro. Siamo noi imprenditori ad essere abbandonati da tutti specie in tempi di crisi.
lunedì 14 giugno 2021
Privacy, ISEE e "quant'altro"
![]() |
"Fior fiore" si può anche dire |
lunedì 24 maggio 2021
SVENDITA: 40 ANNI A 400 EURO
Il campionario di 40 anni di storia della CAMA DERUTA, centinaia di pezzi insieme ai semilavorati sono stati svenduti all'asta dal tribunale di Perugia a 400 euro. Si potrebbe trattare di anti-dumping? Come può il tribunale essere autorizzato a distruggere un'azienda per regalare strumenti da lavoro e campionature a ex-concorrenti di uno stesso luogo e a speculatori senza scrupoli?
40 anni equivalgono quindi a 10 euro all'anno: il nostro lavoro di creazione dei prodotti stimato come un escreato, in segno di sfregio della nostra azienda, per il suo contributo al territorio e all'Italia. Ad acquistare il campionario sono state ex-concorrenti di Deruta, alle quali ho tolto subito l'amicizia su facebook. Sono loro a meritare un escreato in faccia, poiché si sono dimostrate per quel che sono: taccagne, miserabili e vigliacche nonostante siano fradicie di soldi e tengano a capi e accessorii firmati. Hanno fatto un affare sulla pelle di compaesani disgraziati!
![]() |
| Chi ha venduto e comprato il nostro campionario della CAMA sono dei CESSI immeritatamente coperti d'oro |
Oppure ripenso anche ai pezzi monocottura; oggetti di biscotto, immersi nel bitume marrone-nero e poi in una soluzione lucidante. Dopo cena tornavamo alla fabbrica con la mamma a lavorare e io in sua compagnia. Lì ci aspettava la zia Jolanda, la sorella della mamma, che era venuta a lavorare alla CAMA e che è morta qualche giorno fa.
Entravamo dalla porta sul retro della fabbrica per andare nella stanza dei forni. Accendevamo una luce fioca. Lì c'era il bitume. Gli oggetti poi, di piccolo pezzo, solitamente bomboniere, si mettevano ad asciugare. Il percorso verso la riconquista della qualità della CAMA, che poi abbiamo conosciuto a partire dagli anni Ottanta, sarebbe stato lungo, ma quei pezzi di campionario avevano per noi ognuno indistintamente un significato particolare: erano oggetti d'affetto. Ora alla CAMA abbiamo perso di nuovo tutto come nel 1971, ma da dieci anni in maniera atroce tramite il fallimento. Non so se, come allora, questa volta ce la faremo a ricominciare.
venerdì 14 maggio 2021
Il bue e l'asinello
Nella macchina burocratica, quando tu, imprenditore, non puoi più partecipare al gettito delle tasse, allora se sbagli, devi fallire. Ti prenderemo tutto quello che hai: beni immobili, beni mobili e anche il tuo stipendio, fino alla sua metà, nella malaugurata sorte in cui tu sia uscito da socio dell'azienda. Rimarrai un fidejussore. Faremo in modo che i creditori siano soddisfatti, in particolare le banche. Svenderemo tutti i tuoi beni. Siamo autorizzati. Non esiste anti-dumping neanche per il tuo campionario e i semilavorati rimasti nella fabbrica: li abbiamo venduti all'asta per quattro spicci ad un tuo ex-concorrente rispetto ad un valore migliaia di volte superiore allo stesso. Tu, imprenditore, avrai in cambio la morte civile, perché non si ammettono errori di sorta, neanche in una crisi planetaria. Siamo sotto il re e il re decide che sei un suo indegno sottoposto. Devi morire. Ti verrà requisita la tua libertà.
Riguardo al concetto di libertà, proprio l'altro giorno, passando in macchina, ho visto un'altra fallita di Deruta. Ho abbassato il finestrino e, commossa tra le lacrime, le ho detto "Siamo anche noi nelle stesse acque. Ci portano via la casa all'asta!". E lei mi ha risposto "Non ne parliamo. Siamo in galera." È così che ci si sente in un fallimento: ti senti privato della tua libertà.
Intanto ho scoperto che il bue è un toro ammansito dal fatto di essere stato castrato. Chi ci avrebbe mai pensato? In questo modo il bue può essere usato per tirare il carro al mercato oppure l'aratro nei campi. Non male il bue come figura retorica, perché ci riporta ai tempi del re. L'asinello ci conduce ancora più indietro, alla nascita di Gesù! L'asinello sono i dipendenti, che chiamati in causa per illustrare la conseguenza più grave del loro gesto di aver fatto fallire l'azienda, ovvero che ci viene portata via la casa all'asta, ci rispondono che "Ci hanno aiutato" oppure che "Noi non ci siamo più fatti sentire". Ripetono tutti la stessa cosa e questo mi fa veramente paura.
Allora la mia mamma si è resa conto che aver firmato le fidejussioni per le loro case non è servito a niente. Non sono servite a nulla neanche altre azioni fraterne. Aprirà così gli occhi su quanto per gli altri non valgano i gesti intangibili. Finalmente una cosa positiva! Io vivo di intangibilità, ovvero di studio, comunicazione e marketing, e, nonostante i miei attuali 90 kg. di stazza, nella fabbrica mi sentivo trasparente, perché mi occupavo della vendita delle majoliche contro i dipendenti che realizzavano prodotti tangibili, così belli che si vendevano da soli.
mercoledì 12 maggio 2021
Mungi la mucca e ammazza il bue
Le forze in campo sono le seguenti, in ordine di rispettabilità sociale:
1. Avvocati, detti "burocrati di lusso", con i gradi successivi: giudici, magistrati etc.;
2. Sindacalisti;
3. Commercialisti e consulenti;
4. Dipendenti delle aziende private;
5. Aziende private fallite, ovvero "il bue"
Le posizioni da 1. a 3. sono zecche passive, che non producono ricchezza, ma che sono interessate rispettivamente a mungere la mucca, nella figura dei sindacati, ovvero a sfruttare le risorse dell'Italia finché possibile. Quale merito miracoloso avranno i dipendenti in fase di fallimento di un'azienda privata per godere di cassa integrazione, tfr e disoccupazione, mentre gli imprenditori non sono tutelati? Gli altri, ovvero avvocati, commercialisti e consulenti si occupano invece di ammazzare il bue, ovvero chi produce ricchezza, le aziende private in fondo alla lista. In natura sul bue ucciso si sfamano infatti i leoni, poi gli avvoltoi e infine gli insetti. Tanto poi ci saranno altri imprenditori italiani che apriranno altre aziende in Italia. Gli stessi operatori di giustizia non si fermeranno finché non avranno raschiato il barile e tu, fallito, avrai come conseguenza la morte civile.
Il fallimento in Italia è una vera e propria industria, basata su un regio decreto del 1942, che dà lavoro a tutte le zecche dei burocrati e in cui i dipendenti privati traditori si prestano ad ammazzare il bue, la loro azienda, perché incapaci di autogestione. I più alti nella lista tengono a che i dipendenti delle aziende private rimangano passivi e non conquistino la loro libertà. I sindacati stessi non hanno interesse a generare consapevolezza nei dipendenti privati per riprendere le aziende in sofferenza, ad aiutare il "padrone" in tempo di crisi. I sindacati preferiscono invece sostenere l'industria dei fallimenti, una pratica crudele di persone senza scrupoli, menefreghisti, maiali infiocchettati, persone senza dignità, che si dicono nostri connazionali e si chiamano italiani.
E dire che si ammazza il bue in nome dei diritti, valori che poi si traducono in soldi. È proprio quando si mascherano i delitti con i valori, che qui si insinua anche la mafia tramite le banche e i loro crediti deteriorati. Questi no, i crediti non possono morire. Non esiste prescrizione. Al posto dei crediti delle banche deve morire il bue, che garantiva il gettito delle tasse nelle casse dello Stato. I crediti delle banche permettono così di mantenere salda l'industria dei fallimenti. Con le banche di mezzo e il loro seguito di scatole cinesi dei cartolarizzatori tu, bue, non hai scampo. Siamo un popolo di venduti e quando andremo a finire male, ne conosceremo almeno la ragione.
domenica 28 marzo 2021
Fine pena mai
![]() |
| Se fallisci, non ricevi un colpo secco che ti finisce, ma vieni scorticato per anni e anni: IL FALLIMENTO, una tortura dei tempi moderni |
Eppure i burocrati vanno temuti, perché esercitano un potere su di te: in nome della legge, possono anche interpretarla come vogliono. Vestono una divisa, a cominciare dai vigili. Comunque i burocrati hanno sempre ragione, anche quando scrivono male il tuo cognome: "Va bene anche così", sono capaci di risponderti. Eppure a NICCACCI, scritto da loro, manca una C. Solitamente i burocrati sono persone mediocri, hanno una loro scala sociale che può arrivare anche ai burocrati di lusso: gli avvocati, ma ciò non toglie che siano mediocri anche loro. Dipende dal luogo in cui si trovano ad esercitare. Le eccezioni esistono ma sono rare e non migliorano il livello medio dei burocrati.
Ora esistono dei burocrati che in tempo di crisi si impegnano a distruggere quella ricchezza prodotta da altri cittadini, che loro non sono capaci di generare. Sono come dei boia autorizzati. Sono i burocrati dei Tribunali fallimentari. Come non si vergognano questi burocrati di torturare altri esseri umani. Diventeranno pure cinici o forse ci vuole di essere cinici per lavorare come burocrate per un Tribunale fallimentare.
La peggiore espressione della burocrazia si rivela quindi nel momento in cui i burocrati del Tribunale fallimentare si avventano su una famiglia di ignari imprenditori, che non hanno pensato bene di trasformare la propria azienda da Snc a Srl. Quindi passi per il girone infernale del fallimento, non per un anno, ma per anni e forse almeno un decennio: comandano i tempi della burocrazia.
Per mesi e anni a loro comodo, i burocrati finiscono con lo sventrare la tua azienda, vendendola pezzo per pezzo tramite le Aste Giudiziarie a persone senza scrupoli, persone taccagne, già ricche, vigliacche, ignobili, crudeli. Altri mediocri. Poi a seconda dei burocrati che incontri, puoi essere spellato e scorticato tu stesso, quando gli stessi entrano dentro la tua casa, se ne impossessano e cominciano a portarti via gli oggetti di affetto, da vendere sempre alle aste a quattro spicci ad altre persone, che ne vengono in possesso, insultando le persone che ne erano proprietarie.
La tortura dei burocrati del Tribunale fallimentare può durare per anni e anni, diventando uno stillicidio, in cui tu non sai a chi appellarti. Sei senza difesa e sei come un condannato a morte. La parola chiave è: FINE PENA MAI. La differenza la fa la tortura, unita all'incertezza di ciò che potrà succederti col prossimo burocrate. Ma questa volta, dopo dieci anni di tortura, io ho deciso di ribellarmi per conto della mia mamma, che è stremata e comincia a dare cenni di cedimento. Il cuore non ce la fa più. Chissà se i suoi dipendenti, ai quali ha insegnato un'arte, si rendono conto delle conseguenze che hanno prodotto, quando hanno firmato la sentenza di morte civile, richiedendo il fallimento della Cama Deruta?











