Blog's Translator

Visualizzazione post con etichetta storie vere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storie vere. Mostra tutti i post

giovedì 16 dicembre 2021

Un'ingiustizia di Stato

Doppio attacco delle banche per un credito: un'ingiustizia di Stato

Sono passati dieci anni dal fallimento della nostra azienda artigiana e il procedimento non si è ancora concluso. Dalle vendite all'asta i creditori hanno raccolto le briciole e noi della famiglia, padre, madre, figlia e figlio viviamo dal 2011 una vita bloccata, in cui non sappiamo cosa ci succederà. Ci dicono di usufruire dell'esdebitamento, ovvero della cancellazione del debito a carico dei nostri genitori falliti, ma questa richiesta si può fare solo se il fallimento è chiuso. A cosa serve poi un esdebitamento per i genitori alla loro età? 

E noi figli? Noi figli, ex soci dell'azienda, risultiamo fidejussori del mutuo contratto nel 1999 con la banca, quindi veniamo attaccati per via extra-giudiziale. La ragione per cui mi sono svegliata dal torpore del fallimento della fabbrica è stato proprio quando i cartolarizzanti, nel mese di novembre 2020, mi hanno pignorato il conto corrente e la Postepay per meno di 5 euro. Da allora mi sono ribellata a ciò che ci stava succedendo nel fallimento, non sono più stata la brava bambina ubbidiente dello Stato. Non ci credo più. 

Nel frattempo i nostri genitori sono diventati ultraottantenni e io vivo sotto il minimo di povertà, perché non posso permettere che nel mio conto corrente entrino solo 20 euro. Anche con una somma minima infatti, rischi di venire iscritta a ruolo; ci sono stati dei casi del genere e vieni agganciata dai cartolarizzanti per il resto della tua vita: ti prendono quello che si trova nel conto corrente e il quinto dello stipendio per sempre. 

Preferisco quindi vivere delle lezioni d'inglese e piccole consulenze, farmi pagare in contanti, fatturare tutto per dimostrare di cosa vivo, stare a casa dei genitori finché l'immobile non viene venduto all'asta per non crearmi spese. Quindi ho annullato la Postepay, con cui compravo sporadicamente i libri online, e ho deciso di chiudere il conto corrente, di cui sono dispiaciuta, perché è un conto corrente online e all'anno non pago niente. Rispetto a mio fratello, che ha una famiglia, io sono fortunata. 

In conclusione, penso che sia un'ingiustizia essere attaccati da due parti come famiglia debitrice: nel 2008 la banca si è presa il laboratorio artigiano e lo ha fatto svendere tramite le aste: aggiudicato all'80% del suo valore lo scorso ottobre 2021 dopo 16 tentativi. Noi però avevamo impegnato il laboratorio per il suo valore per intero; poi la medesima banca, a fronte dello stesso mutuo bancario, vende il credito a un cartolarizzante e tramite loro perseguita noi figli per via extra-giudiziale. Trovo che questo doppio attacco non sia giusto, perché il credito era uno e, se prendi il bene che avevo impegnato col mutuo, non puoi contemporaneamente chiedermi anche il credito che vantavi a fronte dello stesso mutuo. Noi siamo una sola famiglia, voi eravate una sola banca e ora voi siete due contro uno dentro e fuori dei tribunali. 




Cama® è un marchio registrato


FRIENDS OF CAMA Il blog
Post originali di Roberta Niccacci
Storia di un'azienda artigiana italiana in tempo di crisi
Segui la pagina facebook
Friends of Cama è anche su Twitter

Seguimi su LinkedIn

martedì 14 dicembre 2021

Alla roulette


Noi falliti siamo come chi gioca al tavolo di un casinò: puntiamo tutto su una causa, ma non si sa se la vinceremo. Gli avvocati sono bravi a trovare la soluzione di un qualcosa già successo: "si poteva fare così", "dovevate fare cosà", mentre giudici e ausiliari (delegati alle vendite, curatori fallimentari, custodi, ufficiali giudiziari etc.) parlano un'altra lingua rispetto agli esecutati. Non è per certo la lingua della cura

Noi ad esempio non sapevamo che il delegato alla vendita fosse anche dalla nostra parte. Gli avvocati, che parlano di fallimenti su Youtube, dicono che i "professionisti" operano per conto della giustizia: noi il delegato alla vendita in 10+ anni però non lo abbiamo mai sentito; quando lo abbiamo chiamato al telefono per sapere chi si fosse aggiudicato il nostro laboratorio artigiano, ci ha detto di contattare un legale. Era impossibilitato a dirci chi aveva preso all'asta il nostro laboratorio, dovevamo fare l'accesso agli atti tramite un avvocato. 

Per affrontare un fallimento ti devi dotare quindi di un legale, che costa fior di quattrini: dove li trova i soldi un piccolo imprenditore, artigiano o commerciante, che è fallito perché non aveva più i fondi per andare avanti? 

Così oltre a povero diventi pure fesso, perché nel momento in cui sei perdente, non ne vinci una. Se infatti non ti ha seguito un legale dall'inizio del fallimento, se agisci in autonomia, vai in mano della fortuna, butti via solo i soldi che non hai.  Se pensi di poter usufruire del gratuito patrocinio, ovvero di un avvocato fornito dallo Stato senza spesa, te lo puoi scordare: i beni all'asta sono ancora di tua proprietà e quindi non puoi far conto sull'ISEE. 

Così nel momento in cui si fallisce, si deve ben sapere che si va in mano della burocrazia giudiziaria, quindi non esiste cura da parte loro,  devi essere tu a interessarti di quel che ti può succedere. Lo devi fare tramite un legale, altrimenti sei trattato come un suddito, non hai peso specifico, di te non interessa niente a nessuno; sei tu che ti devi difendere anche da un sistema antico, freddo e superato come è l'apparato burocratico: la legge non è uguale per tutti, perché i burocrati si sentono padroni della cosa pubblica e tu sei finito nelle maglie del loro sistema. 


SCOPRI LA STORIA DELLA CAMA IN CINQUE

PUNTATE SULLA PAGINA ISSUU DEI
FRIENDS OF CAMA




Cama® è un marchio registrato


FRIENDS OF CAMA Il blog
Post originali di Roberta Niccacci
Storia di un'azienda artigiana italiana in tempo di crisi
Segui la pagina facebook
Friends of Cama è anche su Twitter

Seguimi su LinkedIn

lunedì 15 novembre 2021

Sui falliti chi ci guadagna?



Esiste un'economia parallela ai fallimenti giudiziari, in cui si insinua la mafia e gli speculatori, tra cui ex concorrenti del tuo stesso territorio. Non esiste una regolamentazione riguardo agli acquirenti delle aste, di cui il tribunale non fornisce un registro pubblico. 

Ogni grido di ingiustizia dei falliti è inascoltato; i giudici sono come secondini, che passano per i gironi infernali danteschi e non si curano di chi soffre per procedure senza fine e che, come conseguenza del fallimento, provocano dolore fisico, sfregio ed emarginazione sociale.

I falliti rientrano tra i poveri, perché se fallisci da persona onesta, ne esci distrutto e senza soldi. Sei perseguitato a vita dal tribunale per via giudiziale e dai cartolarizzanti per via extra-giudiziale: è una vita senza tregua. 

Sembra che il solo che si interessi ai poveri sia il Vaticano, perché, per quanto riguarda la giustizia, tu puoi fare poco o niente. Ad esempio non puoi portare al giudice come osservazione che chi si è aggiudicato il tuo laboratorio è un ex concorrente di Deruta fradicio di soldi e che tramite le aste il tribunale sta regalando un bene svalutato dell'80% a persone che sono già ricche. 

Qual è la convenienza dello Stato a intervenire nel fallimento di un'azienda artigiana, riducendola in polvere, senza più introiti per le sue casse, favorendo il mercato delle aste, in cui gravitano persone senza scrupoli e concorrenti sleali, che si arricchiscono a spese delle disgrazie altrui? 

E pensare che, se all'asta non fosse intervenuto questo ex-concorrente di Deruta, il laboratorio ce l'avrebbero ridato: certo ora è come una nave alla deriva, sventrato dai pirati e ridotto a quattro tavole di legno infradiciato. A dicembre saranno passati dieci anni dall'istanza di fallimento e tredici anni dall'esecuzione immobiliare da parte della banca. In questi anni il tribunale ha raccolto le briciole, regalando strumenti da lavoro e ora il laboratorio a speculatori dello stesso paese. Un'azione crudele, "a cruel act", dicono i clienti americani, che ho già avvertito per far sapere di cosa è capace l'azienda da cui si servono e che si è aggiudicata il nostro laboratorio.  


SCOPRI LA STORIA DELLA CAMA IN CINQUE

PUNTATE SULLA PAGINA DEL CENTRO
CAGIANELLI PER IL '900




Cama® è un marchio registrato


FRIENDS OF CAMA Il blog
Post originali di Roberta Niccacci
Storia di un'azienda artigiana italiana in tempo di crisi
Segui la pagina facebook
Friends of Cama è anche su Twitter

Seguimi su LinkedIn

venerdì 5 novembre 2021

Giochi di parole



Dopo decenni di dibattiti parlamentari, i governanti dicono di essere arrivati a una modifica della legge fascista sul fallimento, che risale al 1942: ma noi poveri mortali ci capiamo qualcosa sulla sua sostanza? Sappiamo dove andremo a finire, se la nostra azienda dovesse fallire? Quale sarebbe la sorte di un fallito in caso di fallimento sentenziato da un tribunale? 

Ve lo dico subito: non ci si capisce niente, non esiste comunicazione. Infatti i giuristi, e chi per loro, parlano prima di tutto un linguaggio desueto, come se recitassero da un palco di un teatro seicentesco, con tanto di riccioli linguistici al pari delle loro parrucche, latinismi conosciuti come "brocardi". Poi non esiste cura ma solo forma. 

Basti pensare che l'ultima trovata della giustizia è stata di rimpiazzare la parola "fallito" con "debitore assoggettato a liquidazione giudiziale", tanto per allungare il brodo ed edulcorare un'esperienza crudelmente disumanizzante, in cui oltre a subire le conseguenze del debito per anni e anni, il fallito sconta una pena corporale, perché provare dolore ed essere privati della libertà è una pena ulteriore, che i falliti innocenti non meritano di sommare alla disgrazia subita. 

Simili modo, come diceva in latino il prete dall'altare, il termine "fallimento" è stato sostituito da "liquidazione giudiziale" e "procedura fallimentare" è diventato "procedura di liquidazione giudiziale". Siamo abituati da tempo a queste scalate lessicali delle parole, che attengono al significante, ovvero a come si scrivono i termini: negli anni "infelice" è diventato "handicappatopoi "disabile" e infine "diversamente abile". 

Se è vero che il fenomeno della mutazione delle parole è comune anche alle lingue straniere, per noi italiani - adulatori della burocrazia - l'azione di modifica dei termini usati diventa prioritaria. La presa in giro di questi giochi di parole esiste, perché con la legge 132/2015 detta "legge Renzi" si è dato il via alla vendita all'asta dei beni dei falliti a prezzo vile, una vergogna e un ulteriore sfregio per il fallito, che non viene tutelato e continua così a rimanere debitore per tanti altri anni della sua vita, forse anche fino alla sua morte, specie se il bene è oggetto di esecuzione immobiliare: voi non aspettereste il prezzo vile prima di comprare dalle disgrazie altrui?   


SCOPRI LA STORIA DELLA CAMA IN CINQUE

PUNTATE SULLA PAGINA DEL CENTRO
CAGIANELLI PER IL '900




Cama® è un marchio registrato


FRIENDS OF CAMA Il blog
Post originali di Roberta Niccacci
Storia di un'azienda artigiana italiana in tempo di crisi
Segui la pagina facebook
Friends of Cama è anche su Twitter

Seguimi su LinkedIn

lunedì 25 ottobre 2021

Affari sicuri

Grandi affari alle aste giudiziarie: il gioco facile a distruzione di persone e cose

Lo Stato permette di fare affari sulla pelle dei falliti in maniera spudorata. Nel 1999 la nostra azienda artigiana era stata ampliata e ammodernata col mutuo bancario, che ci ha fatto affondare nel 2012 dopo un lungo periodo di agonia, conosciuto come "sofferenza bancaria", durante il quale non puoi uscire dalla secca in cui sei incagliato. 

Nel frattempo a partire dal 2008la banca con un'esecuzione immobiliare ha messo all'asta il nostro laboratorio artigiano e dopo 16 esperimenti d'asta, lo scorso 6 ottobre 2021 un ex concorrente di Deruta si è aggiudicato il bene per un valore esiguo, a base d'asta o poco più, perché era l'unico concorrente in gara. Quanto andrà a pagare l'acquirente della fabbrica corrisponde al 16% del valore iniziale stimato del bene da parte del tribunale. All'affarista piace giocare facile! 

La mia domanda è: ma alla banca è convenuto far passare tutti questi anni (2008-2021) per recuperare quanto potevamo pagare noi della Cama, se la banca avesse avuto la stessa pazienza di aspettare il nostro rientro? Che poi, per dirla tutta, quanto paga l'acquirente alle aste non finisce nelle casse della banca per intero, perché prima ci sono da pagare i compensi per i "professionisti" della sezione fallimentare del tribunale, che hanno la precedenza sui creditori. 

Da quest'esempio il fallimento sembra un gioco al massacro e nulla più, uno sfregio per chi fallisce. Come è possibile che si verifichino situazioni del genere? Qual è l'obiettivo di tanto dispiego di forze da parte dello Stato? Dove sta la convenienza per lo Stato a sbarazzarsi di un'azienda artigiana che era fonte di contributi e lavoro per il territorio?

Allora è forse chiaro che il sistema viene tenuto in piedi dallo Stato stesso per far entrare soldi nelle casse dello Stato tramite gli ultimi aneliti di un'azienda, che potrebbe opporsi alla vendita (bolli, spese etc.) e anche dai "professionisti" che durante la procedura ci tirano fuori belle somme vivendo delle disgrazie altrui? A chi interessa non far fallire le piccole aziende artigiane? Le associazioni di categoria non si pronunciano e neppure le Camere di Commercio sembrano sensibili all'argomento "fallimento". Per non parlare dei sindacati dei dipendenti, ancora fermi al contrasto del "padrone". 

Infine, per chi fallisce non esiste una tutela neanche come debitore, perché svilire i beni in questo modo porta a non coprire il debito con conseguente insoddisfazione dei creditori. A chi conviene sostenere la fiorente industria dei fallimenti


SEGUI LA STORIA DELLA CAMA IN CINQUE

PUNTATE SULLA PAGINA DEL CENTRO
CAGIANELLI PER IL '900




Cama® è un marchio registrato


FRIENDS OF CAMA Il blog
Post originali di Roberta Niccacci
Storia di un'azienda artigiana italiana in tempo di crisi
Segui la pagina facebook
Friends of Cama è anche su Twitter

Seguimi su LinkedIn

venerdì 15 ottobre 2021

Un pezzo per volta

 

Desidero far conoscere cosa si prova a passare per le sezioni fallimentari
dei tribunali. Si tratta della nostra pelle di falliti. Siamo trattati come carne 
da macello nello sfregio più totale. 

Se tutti conoscessero cosa succede quando passi per la sezione fallimentare di un tribunale, sapremmo metterci nei panni dei malcapitati e aiutare i caduti di una crisi a ricevere un trattamento degno di persone civili. 

Per anni e anni i "professionisti" dei tribunali fallimentari ti tengono al palo, per poi svendere i tuoi beni a concorrenti sleali del territorio, a extra comunitari e a gente senza scrupoli. Ti prendono un pezzo alla volta, come quando si gioca cinicamente a staccare gli arti di un insetto. Vieni trattato come un pezzo di carne da macello: smembrano una parte dei tuoi averi al bisogno per darlo in pasto a scellerati. 

Lo sfregio di romana memoria non viene cancellato dall'apparente progresso del nostro Paese, ma anzi si intensifica con provvedimenti del governo tesi a smaltire la mole di lavoro dei tribunali a svantaggio dei debitori. Chi viene tutelato in primis sono i "professionisti" che girano intorno ai fallimenti, perché, come nel caso della nostra azienda, hanno raccimolato le briciole, svendendo attrezzature e campionario solo a scopo distruttivo. Quanto dei proventi dei beni aggiudicati all'asta è andato ai creditori? 

Visto che come imprenditore non sei più abile a contribuire alle casse dello Stato, vieni macellato e ciò che possiedi viene messo all'asta fino a raggiungere il prezzo vile, perché se i governanti non possono più prendere i soldi del tuo lavoro, allora ti portano via quello che hai. Questo non è un trattamento che in una democrazia ci si può meritare come falliti, queste sono azioni proprie di una dittatura, dove regna il dio denaro mascherato da valori, la speculazione e il disprezzo dell'altro.  


SEGUI LA STORIA DELLA CAMA IN CINQUE

PUNTATE SULLA PAGINA DEL CENTRO
CAGIANELLI PER IL '900




Cama® è un marchio registrato


FRIENDS OF CAMA Il blog
Post originali di Roberta Niccacci
Storia di un'azienda artigiana italiana in tempo di crisi
Segui la pagina facebook
Friends of Cama è anche su Twitter

Seguimi su LinkedIn

giovedì 26 agosto 2021

Un lungo viaggio

Vincent Van Gogh, un paio di scarpe, 1886, Rijksmuseum, Amsterdam

La lettera di istanza di fallimento della CAMA DERUTA reca la data 30 dicembre 2011. Non ricordo cosa facessi quel giorno e come mi stessi preparando al primo capodanno lontana da casa. Mi ero infatti trasferita da Deruta a Piegaro, nella Valnestore. La morte della fabbrica per stillicidio e l'annientamento progressivo della nostra famiglia erano imminenti: la sentenza di fallimento del Tribunale di Perugia sarebbe arrivata a marzo 2012. 

Ero in quei mesi piena di speranza di incontrare persone con cui fare qualcosa insieme in tempo di crisi. Ero felice di poter dare il mio contributo alla crisi, ma così non era. Il mondo andava avanti anche senza la fabbrica della mia famiglia, il resto delle attività artigianali e commerciali stava solo perdendo un altro concorrente, un morto sul campo.  

Così mi sono buttata nello scrivere e nel cercare di incrociare persone nuove, artigiani già conosciuti, associazioni, amministrazioni. Di tutte le porte a cui ho bussato, l'unico tentativo riuscito è stata la pubblicazione di un saggio su un cantante lirico di Tavernelle, Berardo Berardi (1878-1918), nel centenario della sua morte. 

Il resto delle prove sono state tutte esperienze da dimenticare, perché non ho costruito niente con gli altri. Successivamente ho continuato a cercare di stabilire relazioni, di farmi avanti con creatività, energia e buona volontà, ma non è successo niente. Ho perso tempo prezioso, fatto diversi errori e subito anche delle delusioni. Ogni mia visione si è infranta. 

Ora quel saggio mi ha fatto da biglietto da visita per entrare in contatto con studiosi e studiose del mio campo umanistico delle arti e della letteratura, dove mi trovo a mio agio, perché sono tra persone di cui finalmente mi posso fidare e che puntano ad un obiettivo comune, con l'unico interesse di dare il proprio contributo al mondo culturale, agli approfondimenti storici e artistici. 

Forse il segreto in questo ambiente è che non ci sono i soldi di mezzo, manca l'accanimento per il denaro, che frena il progresso e distrugge anche le aziende in nome dei diritti, generando mostri come l'industria dei fallimenti o della distruzione, dove iene e avvoltoi si accaniscono sulle prede in una moderna giungla della civiltà. Dall'altra parte invece c'è chi ricostruisce le storie del passato, ovvero le studiose e gli studiosi, portando linfa nel deserto sempre più arido della crisi, nel disinteresse della collettività e del governo, che si diletta ad infierire sui falliti per sbrigare il proprio lavoro di burocrati. 


SEGUI LA STORIA DELLA CAMA IN CINQUE

PUNTATE SULLA PAGINA DEL CENTRO
CAGIANELLI PER IL '900




Cama® è un marchio registrato


FRIENDS OF CAMA Il blog
Post originali di Roberta Niccacci
Storia di un'azienda artigiana italiana in tempo di crisi
Segui la pagina facebook
Friends of Cama è anche su Twitter

Seguimi su LinkedIn

sabato 21 agosto 2021

Sono stata all'ospedale


Ieri sono stata all'ospedale con mio padre per un'analisi diagnostica e mi è sembrato di stare in paradiso. La medicina si trova infatti agli antipodi della giustizia, che sto conoscendo in questi anni tramite la sezione fallimentare. Amo da sempre l'ospedale e camminare per i suoi corridoi mi è sembrata ieri un'esperienza unica. Un signore in fila ci ha anche fatto passare avanti, senza chiedere nulla, anzi ha insistito. Avrà sentito l'aura che mi permeava di grazia e ringraziamento. 

Invece la medicina, che ci viene somministrata dalla giustizia per il fallimento della nostra azienda, è una pozione amara e senza fine: non è possibile passare le pene dell'inferno, conoscere il peggio dello Stato, per essersi trovati male come imprenditori in tempo di crisi. Un provvedimento della giustizia, che provoca dolore in una famiglia e che mette a repentaglio la salute delle persone, è una forma di carcerazione senza sbarre: con il fallimento si sconta una vera e propria pena. 

Quindi ieri la visita all'ospedale è stata come l'ora d'aria per un carcerato, un paese dei balocchi, un luogo in cui ti senti sicuro, che ti accoglie e che si prende cura di te. All'uscita abbiamo infilato la porta al pianoterra che dà direttamente all'esterno della stecca e siamo tornati alla macchina, che avevamo parcheggiato tra centinaia di aiuto. La macchina non è a nome nostro, perché col fallimento non abbiamo più niente. Eppure ieri mi è sembrato di avere tutto. 

I risultati dell'esame effettuato in tarda mattinata erano online poco dopo il nostro ritorno a casa. Ho lodato l'efficienza del sistema e ringrazio idealmente il paziente che ha telefonato al numero verde NUS (Numero Umbria Sanità) 800-636363 per annullare l'esame diagnostico, che per questo colpo di fortuna abbiamo potuto eseguire a pochi giorni di distanza dalla nostra prenotazione. 


SEGUI LA STORIA DELLA CAMA IN CINQUE

PUNTATE SULLA PAGINA DEL CENTRO
CAGIANELLI PER IL '900




Cama® è un marchio registrato


FRIENDS OF CAMA Il blog
Post originali di Roberta Niccacci
Storia di un'azienda artigiana italiana in tempo di crisi
Segui la pagina facebook
Friends of Cama è anche su Twitter

Seguimi su LinkedIn

sabato 14 agosto 2021

Fuori di testa

 


Dal mese di gennaio scorso sono entrata in contatto per la prima volta con altri imprenditori falliti. La prima sensazione che ho percepito è che c'era qualcosa che non andasse in loro. Incredibile. Persone che fino a qualche anno prima erano contribuenti dello Stato e datori di lavoro, ora vengono sentiti come corpi estranei, gente al limite o fuori di testa. Quindi anche gli altri vedranno me allo stesso modo? 

L'immaginario collettivo del fallito è sicuramente legato al tempo del fascismo, in cui chi non era col sistema era considerato folle. Questo succede anche agli imprenditori falliti: trattati come sudditi di una monarchia di eletti, mai transitata a democrazia, nel momento in cui non riesci più a contribuire con le tasse, ti viene preso tutto il tuo patrimonio e diventi un emarginato sociale

La cosa sorprendente è che provi anch'io una sensazione di inesattezza al racconto di ciò che è successo ad altri falliti. In fondo le storie di fallimento sono molto simili e sinceramente in ciascuno si ravvisano delle ingiustizie di trattamento, senza considerare che si diventa tutti senza distinzione carne da macello dell'industria dei fallimenti. Ci si deve imporre di interrompere il giudizio

Trovo utile che tra i falliti ci siano delle voci autorevoli, come un'architetta di Firenze, che ha una storia da raccontare. Perché lei mi sembra ok? Dipende da chi racconta la storia di fallimento? È quindi anche importante saper rendere la vicenda di fallimento ed è certamente vantaggioso mandare avanti voci credibili. In ogni modo il fallimento è un'esperienza atroce, crudele e ingiusta, che ti può mandare fuori di testa. Come è possibile che un'attività etico-formale come la giurisprudenza possa causare negli imprenditori falliti conseguenze così gravi da ricorrere alle cure mediche? Come si può tollerare di generare il disagio sociale di una consistente parte della società produttiva in tempo di crisi unicamente dal recupero di soldi, in cui lo Stato fa da tesoreria a banche, sindacati e mafia contro i suoi stessi contribuenti? 


SEGUI LA STORIA DELLA CAMA IN CINQUE

PUNTATE SULLA PAGINA DEL CENTRO
CAGIANELLI PER IL '900




Cama® è un marchio registrato


FRIENDS OF CAMA Il blog
Post originali di Roberta Niccacci
Storia di un'azienda artigiana italiana in tempo di crisi
Segui la pagina facebook
Friends of Cama è anche su Twitter

Seguimi su LinkedIn

lunedì 5 luglio 2021

1971: 40 anni al fallimento


In questo mese di luglio si terrà la 3a puntata della storia della CAMA, l'azienda artigiana della mia famiglia in fallimento da dieci anni. L'istanza di fallimento è stata infatti depositata in tribunale il 30 dicembre 2011. Poi i miei genitori sono stati convocati in tribunale a Perugia nel mese di marzo 2012. Il mio invito ai dipendenti è di impegnarsi a salvare i propri posti di lavoro, il patrimonio artistico e soprattutto pensarci più di una volta prima di portare una famiglia alla rovina: dietro una piccola azienda artigiana c'è una famiglia. 

Ricostruire è per me il mantra da seguire, o meglio ancora innovare il modello d'impresa col contributo dei dipendenti, che arrivano in soccorso delle aziende in difficoltà. Io ci avevo provato coi dipendenti della CAMA: avevo lanciato la proposta di una cooperativa, che avrebbe riportato la CAMA alle sue origini. Nel 1954 infatti, in piena crisi per Deruta, nove operai si erano messi insieme per tentare la strada dell'impresa a Deruta (PG), capitale italiana della majolica. 

La Cooperativa Artigiana Majoliche Artistiche ebbe vita breve, perché la maggioranza dei soci non resse alla prova, o meglio seguendo l'adagio "piatto ricco mi ci ficco" aprirono per conto proprio. Nel 1960 rimasero tre soci, che si unirono in una società di fatto. Poi di nuovo con gli anni Settanta i soci si ritrovarono in due. Nel 1971 il mio nonno Nazzareno Niccacci, che era stato sempre presidente della CAMA, venne lasciato da solo. Fu così che, in mancanza della maggioranza dei soci, i miei genitori si ritrovano a ricevere le quote della CAMA. 

Ora tutto il campionario della CAMA dal 1971 al 2011 è stato venduto alle Aste Giudiziarie ad un ex concorrente di Deruta per poche centinaia di euro. Centinaia e centinaia di pezzi di campionario, del valore inestimabile, tutta la storia della nostra azienda finita nelle mani della concorrenza, che chissà cosa ne farà. Un prezzo vile a fronte di una vita di lavoro e sacrifici della nostra famiglia. I dipendenti in tempo di crisi hanno puntato al tfr, che in 40 anni non avevano mai richiesto e che invece ora sembrava indispensabile. Il dipendente che ci ha fatto fallire col tfr ci ha comprato un'Alfa Romeo nuova di concessionario, che ora sta in garage. Evidentemente il denaro del tfr non era necessario per mangiare. In confidenza ha ammesso di essere stato mal consigliato dai sindacati. 


SEGUI LA STORIA DELLA CAMA SU FACEBOOK
ECCO LE PRIME DUE PUNTATE 
CLICCA SULLE LOCANDINE PER IL LINK



Cama® è un marchio registrato



FRIENDS OF CAMA Il blog
Post originali di Roberta Niccacci
Blog fondato nel 2009 per documentare il viaggio di rinascita della CAMA, azienda artigiana storica di Deruta (PG). Con gli esiti del fallimento che dura da 10 anni e l'unico sostegno di arte e cultura. Dal mese di gennaio 2021 il blog parla italiano.
Segui la pagina facebook
Friends of Cama è anche su Twitter
Seguimi su LinkedIn